I PADRONI del CIBO nella CONTESA GLOBALE

Nell’Epoca dell’Imperialismo, “l’Agricoltore” post-contadino è solo un soldatino che combatte una Guerra non sua e di cui quasi nulla conosce. E “il Consumatore”?. E’ un colonizzato da BioPoteri di cui sconosce perfino l’esistenza. (…)

Il Mercato del Cibo è un campo di battaglia globale, e lo è da secoli: a kmzero c’è solo la Fame. La concentrazione-centralizzazione privatistica, non meno dello sviluppo diseguale e caotico della produzione e dei commerci, è un male irrimediabile del modo di produzione capitalistico: ma non dello Sviluppo umano in sé. Cibo ed Energia, in Qualità e Quantità ecosostenibili, sono Diritti da conquistare per tutta l’Umanità.


Il CIBO è MERCE primaria, da core business strategico. E’ una Macchina gigantesca quella che innesca e afferra il CICLO del CIBO determinandone il Modello. Una Macchina globale AGRO-Farmaceutica-Industriale-Finanziaria in accelerata concentrazione-centralizzazione, che ha già acquisito il controllo strategico del ciclo del Cibo (ma anche di detergenti, igienizzanti, cosmetici, farmaci… “naturali”, oltre che di “sintesi chimica”).

Il ciclo del Cibo ha Padroni e Forze Mentali che dominano e orientano anche quello che non posseggono direttamente. (…)

L’AgroScienza è un campo di battaglia, per quanto oggi appaia asservita e ridotta a pascolo privato dei Padroni del Cibo che vi investono “generosamente” in attività di R&D (Ricerca&Sviluppo).

La scoperta scientifica tradotta in tecnica si risolve in brevetti e prodotti industrializzati dai Padroni del Cibo: l’esempio più semplice: dagli OGM agli NGT; ma anche additivi edulcoranti, coloranti, conservanti, dopanti… il cibo “artificiale” e “processato” ha vinto la causa contro il cibo naturale?. Detta così, il finale di partita è già scritto.

L’AgroScienza, in sé, è un campo di battaglia: può essere liberata dal suo uso imperialistico, capitalistico, sterminista di biodiversità, necrofilo: al tempo del greenwashing?.

Su Cibo ed altra Energia -su calorie e kilowatt- va sviluppato un movimento di liberazione glocal per la decolonizzazione della Vita al tempo dei BioPoteri globali & dei Ladri di Terra, di Sole e di Vento. Questa è l’essenza politica dell’Ecologia Sociale che è una Scienza-Programma e non un altro marchio commerciale, né una nuova mascherina da carnevale elettorale: sulla nostra Scienza-Programma non si vende e non si vota!.

Nessuna forma autentica d’Autodeterminazione comunitaria di respiro federalista e solidale, in particolare nessuna liberazione dalla dipendenza neocoloniale e “parassitaria”, è materialmente praticabile a prescindere dalla Scienza-Programma dell’Ecologia Sociale e dalla produzione e distribuzione eco-socialista di Cibo ed Energia nella Cura della Terra: consapevoli che la mappa non è il territorio, cosiccome il territorio non è la Terra ma solo la sua pelle. Che siano econazioni o piccole bioregioni o grandi imperi, solo l’Ecologia Sociale può salvare la Vita e la sua biodiversità: e con la Vita, anche la Salute e la Bellezza: valori non negoziabili.


Il Genio dell’imperialismo americano, Henry Kissinger, aveva le idee chiare: “Chi controlla l’Energia controlla interi Stati, chi controlla il Cibo controlla interi Popoli”.

Nell’Epoca dell’Imperialismo, che è un Tempo della Storia, Cibo ed Energia definiscono il campo di battaglia decisivo per l’Avvenire dell’Umanità. E le GUERRE -da millenni- oltre le nebbie ideologiche e i “grandi giochi” geopolitici- si combattono più che altro per il controllo di Territori e di Risorse naturali.

Cibo ed Energia sono armi strategiche nella Guerra Totale weaponizzata: guerre monetarie e commerciali, energetiche e industriali, “climatiche” e militari… Alimentari. Armi che sparano anche in modalità di asset speculativi del Kapitale oligopolistico globale.

Nell’Epoca dell’Imperialismo -che è un Tempo della Storia- la legge marxiana della concentrazione e centralizzazione ha agito in modalità specifiche sulle supply chain, le catene del valore globale (GVC), modificando, a monte e a valle, la struttura delle filiere del Cibo: AgroFarma e GDO fanno capo a un ristretto club di potentissimi grandi gruppi. La concentrazione-centralizzazione vi agisce con tempi e forme della piena maturità imperialistica. E procede senza retromarce.

AgroFarma e GDO dominano le GVC – le catene globali del valore: controllando la produzione e la distribuzione. In fondo, nell’Epoca dell’Imperialismo, l’Agricoltore tipo è stato ridotto a un soldatino che combatte una Guerra non sua e di cui quasi nulla conosce. E “il Consumatore”?. E’ un colonizzato da BioPoteri di cui sconosce perfino l’esistenza.

Il Cibo è Energia: per l’Umanità e per gli altri Animali. Non deve sorprendere se il Cibo, non meno dell’altra Energia, sia arma strategica dell’attuale GUERRA MONDIALE weaponizzata, ma anche asset speculativo del Kapitale oligopolistico globale, con lo sguardo alzato sul tabellone della Borsa di Chicago connesso alle mappature satellitari delle produzioni in campo e sintetizzato in index che trasformano miracolosamente il grano o il cotone… non solo in quotazioni last minute, ma anche in commodities, derivati e future speculativi giocabili negli anni: sulla pelle di popoli ignari di tutto.

In breve: MATERIE PRIME – dunque facilmente negoziabili sul mercato globale e comodamente utilizzabili come sottostanti per diversi strumenti finanziari: è una guerra permanente quella inscenata, per esempio, dallo S&P Commodity Producers Agribusiness Index.


Si combatte nelle nebbie, a monte e a valle, e un ruolo determinante nel Ciclo del Cibo è svolto dall’AgroFarmaceutica, dalle sementi ai fertilizzanti ai pesticidi, e dunque, in primis, dalle sue “multinazionali produttrici”: le 4 sorelle global player e da un reticolato di medie imprese che integrano questo comparto strategico ad elevata concentrazione-centralizzazione globale.

Un pugno di GLOBAL PLAYER controllano il ciclo mondiale del Cibo: a monte e a valle, dalle sementi ai fertilizzanti ai pesticidi, dal Mercato globale alla Grande Distribuzione Organizzata.

1-Le Big 4 dell’AgroFarma: il gigante americano Corteva (Dow-Dupont), le tedesche Bayer-Monsanto e BASF, e ChemChina-Syngenta: producono e vendono già oltre due terzi delle sementi e dei prodotti agrofarmaceutici a livello globale.

2-Il 90 % del mercato globale dei cereali è controllato da soli quattro gruppi mondiali, vale a dire Adm-Archer Daniels Midland (Usa), Bunge (Usa), Cargill (Usa), Louis Dreyfus Commodities (Francia) – (,,,)

3-Nella Grande Distribuzione Organizzata i 10 più grandi rivenditori di Cibo coprono circa un terzo delle vendite mondiali, stimate in almeno 7.500 miliardi di euro all’anno, con il primo gruppo WalMart che fattura da solo almeno 260 miliardi di dollari all’anno.

E il piatto è ricco e di sicuro avvenire anche per le Big della new economy: all’acquisizione di Whole Foods Market da parte di Amazon; Google ha risposto a colpi di joint venture con WalMart.

Nell’industria agroalimentare (cibo e bevande) le prime 10 Big possiedono circa il 40% della quota di mercato mondiale delle prime 100.


La GDO globale è ben fotografata nel 26° studio di Deloitte “Global Powers of Retailing” (FY2021 – dati al 30 giugno 2022) che ne analizza la Top 250.

La Top 10 dei Big retailer -i rivenditorI al dettaglio più grandi al mondo- certifica che essi contribuiscono per il 34% al fatturato complessivo generato dai 250 principali retailer del Sistema-Mondo e conferma le prime quattro posizioni: coi tre giganti USA: Wal-Mart al primo posto, seguita da Amazon e Costco (la prima azienda mondiale per quantità di vino venduto!). Quarto posto al colosso tedesco Schwarz Group.

Nel FY2021 l’unica azienda cinese in Top 10 è JD.com, settima, ma in impressionante ascesa con una recente crescita annua del 25%. – (La Top 10 nel FY2020 registrava complessivamente un ritmo di crescita su base annua dell’8%).

I 250 big retailer hanno generato un fatturato pari a 5 mila e 650 miliardi di dollari nel corso dell’anno fiscale 2021 (periodo compreso tra luglio 2021 e giugno 2022): in crescita del 8.5%, già in aumento di 3.3% rispetto all’anno precedente.

Nella Top 250: ben 90 big GDO sono europei (11 in più rispetto al Nord America) per quanto solo due rientrino anche nella Top 10 (Schwarz, Aldi Einkauf). 19 sono britanniche, 17 tedesche, 12 francesi… La GDO italiana nel FY2021: Conad consolida il primo posto, collocandosi al 64esimo; seguono Coop 87°, Esselunga 116°; Eurospin, in ascesa, è al 145°.

Le aziende europee contribuiscono al 33,2% delle retail revenue complessive della top 250.


La GDO è il terminale al dettaglio, col suo immane accumulo di merci per uso quotidiano: e il CIBO vi è MERCE primaria, da core business strategico.

La Legge marxiana della concentrazione-centralizzazione vi agisce tanto quanto agisce nella dimensione produttiva. Un esempio sintetico: Unilever.

Unilever è al 100% una multinazionale britannica, titolare di 400 marchi nel campo dell’alimentazione, bevande, prodotti per l’igiene e per la casa: Knor, Pfanni, Algida, Cornetto, Magnum, Mentadent… Lysoform, Svelto, Cif, Omo, Coccolino, Dove, Glysolid…

Per dare una idea dei movimenti del secolare leviatano londinese: nel 2019 ha stretto un accordo di partnership con Ferrero per la produzione e commercializzazione nei mercati internazionali di gelati a marchio Kinder.

Unilever, di recente, ha capitalizzato 4,5 miliardi di euro cedendo Lipton e la sua filiera globale del tè a CVC Capital Partners.

Il turnover (fatturato complessivo di Gruppo) di Unilever viaggia sui 50 miliardi all’anno, con utili netti del 20%.

Unilever -con la sua Knor- sta sviluppando nove progetti-spot greenwashing delineati negli Unilever Regenerative Agriculture Principles.- tra Nord America, Europa, Sud America e Asia meridionale, per un totale di 48.000 ettari coltivati a soia, riso, pomodori, cipolle, aglio e prezzemolo e verdure. E’ uno spot greenwashing in forma di orticello globale: per minestroni e dadi liofilizzati ecc.

Questo orticello -non ne dubitiamo- verrà coltivato con tecniche agroecologiche rigenerative: un set spettacolare per uno spot greenwashing perfetto, con paradisiaca vista verso “il Net zero entro il 2039 e per ripristinare e rigenerare 1.5 milioni di ettari di terra, foreste e OCEANI entro il 2030”. Quanto mancherà all’obiettivo, già modesto, lo pescheranno dai fondali oceanici con scientifica certificazione “oceanografica”?. Basta pagare qualche istituto prestigioso e arruolare un paio di premi nobel: embedded!. Vedremo.

Ovvio che -oltre le nebbie da “salvatori del pianeta”- Unilever, con la sua Knor “BuonCibo” & C. – sviluppa una linea di prodotti necessaria a colmare un vuoto di offerta che il secolare leviatano di Londra non può permettersi: il Cibo “bio” -ma anche BIOdetergenti-detersivi-cosmetici ecc- configurano un segmento di mercato consolidato e in sicura espansione. Altro che “kilometrozero”, tra erboristerie e mercatini contadini!.

Stanno arrivando su larga scala, con le loro “Regenerative Agriculture” di modello neocoloniale e imperialista: a integrare la Macchina dei Profitti dell’AgroFarma “valorizzando” anche le sue “alternative”: più o meno illusorie. Ne scrivevo, lucidamente, sul Quotidiano dei Lavoratori, il giornale di Democrazia Proletaria, che correva l’anno 1982!. A volte penso che il miglior marketing all’eco-capitalismo glielo abbiamo fatto Noi “alternativi”: per 50 anni!.


A irridere le retoriche nazionaliste del “made in italy”, ci pare utile proporre un esempio pedagogico di TerraeLiberAzione (da decenni monitoriamo anche il comparto lattiero-caseario).

In breve: Lactalis, global player francese della GDO lattiero-casearia, controlla anche Parmalat, Locatelli, Invernizzi, Galbani, la secolare Cadermartori (Taleggio DOP) e, di recente, anche la Nuova Castelli, società di Reggio Emilia leader nella distribuzione dei formaggi Dop italiani e primo esportatore di Parmigiano nel Mondo.

Lactalis -un gigante con 30 miliardi di fatturato- è seguita a distanza da Dairy Farmers of America, e poi troviamo -nell’ordine agromiliardario- la svizzera Nestlé, la francese Danone (nata catalana), la cinese Yili, la megacooperativa danese Arla, la megacooperativa olandese FrieslandCampina e la cinese Mengniu.


Uno sguardo sull’AgroFarmaceutica “Made in Italy”. Avanti tutta, con 50.000 tonnellate di PESTICIDI all’anno!. Alla salute!.

A titolo indicativo, ecco alcuni dati Eurostat, dal report sul 2021: 355 milioni di tonnellate di agrofarmaci vendute in UE nel 2021, Italia al terzo posto in UE con 50 milioni di tonnellate (Spagna 76 milioni – Francia 69 – Germania 48).

Da notare che la tendenza decennale registrava un positivo calo rispetto al 2011: del 29%.

Ed eccoci al “Made in Italy”.

1-Dal 1987, AgroFarma Italia è l’Associazione di Confindustria (Federchimica) che rappresenta oggi 34 imprese “italiane” produttrici di pesticidi, attive sul mercato mondiale e con un fatturato -in Italia- di un miliardo di euro: il 95% del comparto, con circa 2mila addetti e un network di oltre 300 istituti di ricerca italiani.

In AgroFarma Italia figurano anche le sedi tricolorate dei giganti tedeschi BASF e Bayer Crop Science, di Syngenta (Chem China), delle americane Belchim Crop Protection, Corteva Agriscience Italia ecc. –

Una semplice indagine di ingegneria finanziaria svelerebbe maschere e intrecci del Capitale Globale agrofarmaceutico facendo a pezzi la nauseante retorica tricolorata, senza nulla togliere a Confindustria che aggrega anche 12Steps Italia, ADAMA Italia, ASCENZA Italia, Certis Belchim B.V., COMPO Italia, Copyr, DE SANGOSSE Italia, DIACHEM, Finchimica, FMC Agro Italia, Gowan Italia, Iqv Italia, Isagro, Ital-Agro, Kollant, L. Gobbi, Manica, Newpharm, Nufarm Italia, SBM Life Science, SCAM, Sipcam Italia, Sipcam Oxon, Sumitomo Chemical Italia, TRIS INTERNATIONAL, Upl Italia, Valagro, Vebi Istituto Biochimico, Zapi.

2-Costituita nel 1985, Assofertilizzanti – Federchimica, raggruppa i principali produttori, con un fatturato complessivo di circa un miliardo di euro, pari a oltre il 90% dell’intero mercato nazionale.

3-Ultima nata, giugno 2023- Confindustria agroalimentare della prima trasformazione: farine, mangimi, macelli ecc. – una nuova Federazione tra Italmopa (Associazione industriali mugnai d’Italia), Assalzoo (Associazione nazionale tra produttori di alimenti zootecnici), e Assocarni (Associazione nazionale industria e commercio carni e bestiame). (…)


Nell’Epoca dell’Imperialismo, “l’Agricoltore” post-contadino, ormai alla seconda generazione, è solo un soldatino che combatte una Guerra non sua e di cui quasi nulla conosce. E “il Consumatore”?. E’ un colonizzato da BioPoteri di cui sconosce perfino l’esistenza.

Il Mercato del Cibo è un campo di battaglia globale, e lo è da secoli: a kmzero c’è solo la Fame. La concentrazione-centralizzazione privatistica, non meno dello sviluppo diseguale e caotico della produzione e dei commerci, è un male irrimediabile del modo di produzione capitalistico: ma non dello Sviluppo umano in sé.

Cibo ed Energia, in Qualità e Quantità ecosostenibili, sono Diritti da conquistare per tutta l’Umanità.


Giustamente- da più parti- si osserva che: “per ogni euro speso dai consumatori per l’acquisto di alimenti meno di 15 centesimi vanno a remunerare il prodotto agricolo mentre il resto viene diviso tra l’industria di trasformazione e la distribuzione commerciale. Il prezzo di un prodotto agricolo aumenta di 6 volte dal campo alla tavola”.

E si aggiunge, sbagliando: “è solo per colpa delle distorsioni e delle speculazioni”.

Il Viaggio del Prezzo del Cibo-Merce (che incorpora anche i costi primari dell’AgroFarma e del suo Modello) si conclude nei Grandi Mercati geostrategici e nelle Piattaforme GDO laddove viene acquistato “al ribasso”. Che ci siano o meno “distorsioni e speculazioni” i grandi buyers hanno gioco facile su un mercato primario frammentato e di debole POTERE CONTRATTUALE.

Anche nei mercati agroalimentari -al di là di una fisiologica, deleteria ma marginale illegalità- la catena del valore è fondata su “speculazioni legali”: i PROFITTI sono l’anima del commercio. E’ il Kapitalismo, bellezze: e la “speculazione” non vi è eccezione, ma Regola aurea.

Altro che caporali e sensali, pusher e scafisti: è il Kapitalismo col suo libero mercato, bellezze!. Il Dio del Libero Mercato sulle cui insegne v’è scritto: “libera volpe in libero pollaio!”.

Certo, qualcuno abusa di “posizione dominante” e così via, a volte paga qualche irrisoria multa all’Antitrust – ma non ci pare abbia torto il dott. Buttarelli, presidente della potente Federdistribuzione, la contestata GDO euro-italiana, quando rileva l’arretratezza organizzativa dell’Economia agricola tricolorata, il ritardo nell’aggregazione di imprese: e i soldi ci sono, nel PNRR votato da questo governo e da questo stesso governo rinnegato: per “salire sui trattori” o per non scendere dal carro in corsa del carnevale elettorale europeo?.

Cooperative. Consorzi. Centrali di Vendita. Patti di Filiera… e una salutare e sobria “Politica del Cibo” -senza fantapolitiche guerre doganali e deliranti nazionalismi alimentari: ipocrisie populiste che mai hanno tutelato i produttori e i consumatori: è il minimo, per “accorciare” il Viaggio del Prezzo dalla campagna alla tavola. Il minimo, chiaro?. Oppure teniamoci la libera volpe in libero pollaio!.

(parte quarta -continua)

Torino, Primavera 2024. Mario Di Mauro- Fondatore della Comunità TerraeLiberAzione.


PRIMA PARTE – BIO E’ MORTO! > http://www.terraeliberazione.net/2024/02/13/bio-e-morto/

SECONDA PARTE – VERSO UNA AGRICOLTURA SENZA AGRICOLTORI > http://www.terraeliberazione.net/2024/03/25/verso-una-agricoltura-senza-agricoltori/

TERZA PARTE – Un MILIONE di FANTASMI > http://www.terraeliberazione.net/2024/04/20/un-milione-di-fantasmi-nelle-nebbie-del-made-in-italy/

Sul tema anche questo recente intervento di TerraeLiberAzione uscito sul quotidiano LA SICILIA > http://www.terraeliberazione.net/2024/01/20/sicily-park-lisola-senza-cielo-senza-mare-esenza-terra/