Abbattere il MURO sull’ACQUA!

Viva la nostra Cara TUNISIA che R/Esiste!

Dal Report 2016 dell’Istituto Mediterraneo per la Democrazia Diretta-TerraeLiberAzione.
Le Tre Tunisie e la SiciliAfrica tricolorata al Tempo del Protettorato coloniale di Bruxelles.
Nella riconoscenza al grande أسد بن الفرات‎ Asad ibn al-Furāt ibn Sinān (+Siracusa, 828)


Alla stazione di Kasserine, che sorge ai piedi delle grandi alture tunisine del Djebel Chambi, il benvenuto lo da una scritta murale che è tutto un programma: «Qui la rabbia è antica».
“Qui non c’è niente, lo Stato è solo il manganello del poliziotto”. E’ una di quelle periferie che si possono incontrare anche nella SiciliAfrica dei nostri giorni. E non perché lo Stato vi sia “assente”!. Non la sua assenza, ma la sua essenza si manifesta laddove solo il Dio delle Periferie tiene il conto delle vittime.
Ma neanche questo Dio misericordioso può nulla laddove I FRUTTI MARCI della SiciliAfrica n-europea esplodono SEMI AVVELENATI di razzismo: contro i Tunisini , in attesa dei Marziani!. Accade perfino nei paesi delle SERRE suicidate dal provincialismo che furono miracolate dai lavoratori tunisini per decenni costretti a lavorare a 50° respirando bromuro di metile. Attrezzi umani, al servizio di chi si fece i cessi coi rubinetti d’oro, mentre i suoi figli cadevano come rondini strafatte d’eroina a Corso dei Mille. A Vittoria come Altrove.
Il razzismo sicilianoide non è solo ignoranza. E’ alienazione culturale: un prodotto sofisticato dello Spettacolo coloniale inscenato dall’Imperialismo NORDICO che trova terreno fertile nel caos mentale del sicilianoide arruolato in Tifoserie accecate dall’odio e sprofondate nella demenza televisiva. Il razzismo del miserabile è la Peste del Secolo XXI. E’ una rabbia malata, non è la rabbia dell’oppresso.
Il Sicilianu Novu cammina Addhitta anche sulle Acque del suo Terramare. Il Muro che l’Imperialismo NORDICO ha costruito per dividerci dai nostri fratelli tunisini va abbattuto da una Rivoluzione culturale radicale, pedagogica, pratica.
Svanite le illusioni suscitate nei recenti anni novanta dal “Processo di Barcellona”, l’Area mediterranea di liberoscambio è finita del tutto seppellita sotto le bombe colorate della NATO col GolpeGuerra che ha distrutto la Jamahirya libica nel 2011.
Un GolpeGuerra dell’imperialismo NORDICO & caravanserraglio islamista neo-ottomano e arabo taqfirita. Assassinando con Gheddafi anche la Moneta Africana di Sviluppo che avrebbe salvato la stessa Sicilia, il Muro sull’Acqua taglia sempre più umiliante in due lo Stretto-Canale che separa la Tunisia dalla Sicilia facendoci stranieri a casa nostra.
I n-eurodeputati sicilianoidi “conquistano” intanto il marchio Geo a Bruxelles per poter dire che siamo un’ isola (dunque isolati, periferici e svinturateddhi!). I dementi ubriacati dallo Spettacolo coloniale che li svuota e impoverisce, imprecano contro l’Olio tunisino –che è merce dell’Agrobusiness&G.D.O dell’IMPERIALISMO NORDICO- e ottengono il marchio IGP a Bruxelles per sapere che un ulivo fa l’olio e che l’olio si chiama olio.
Il disfacimento sociale del Paesaggio agrario della SiciliAfrica italiana –nell’assenza di una Nuova Visione Strategica- non sta trovando neanche le necessarie analisi autocritiche nel mondo tormentato e confuso dei “produttori” e delle asfittiche burocrazie delle Organizzazioni di categoria: in bel altro affaccendate, dal traffico di influenze nelle paludi CamCom, all’arrembaggio della zattera caritatevole e miserabile dei fondi n/europei, quasi non fossero la corda della dipendenza coloniale alla quale finiranno impiccati a kilometro zero. Tutti, meno i soliti noti. 201.000 TONNELLATE DI PESTICIDI. IN SOLI DUE ANNI. ECCO L’AGRICOLTURA DELLA SICILIAFRICA ITALIANA. NESSUNO LO DICE: MA E’ UN VIET NAM!.
Lasciamoli imprecare contro i cugini di una vita, i Tunisini, che sono spremuti due volte e più fritti di noi, chè l’olio glielo saccheggiano i grandi gruppi dell’agro-alimentare e della G.D.O. dell’Imperialismo Nordico. Lo stesso che ci trivella il Mare. Il Mare dei Siciliani e dei Tunisini: eccovi serviti, terroni periferici delle banlieux n/europee!.
L’INTERNAZIONALISMO SOCIALE è la priorità assoluta dell’indipendentismo siciliano del Secolo XXI, “la nostra patria che abitiamo nel Tempo”. Abbiamo un Mondo da guadagnare rompendo le catene mentali ed economiche che ci legano all’Imperialismo NORDICO. E’ l’unica Cura, ma non va confuso né col “pietismo clericale” né col “cosmopolitismo apolide”. L’INTERNAZIONALISMO SOCIALE E’ SCIENZA E TECNICA, CULTURA E AZIONE. Non necessita di “grandi masse”, ma di piccoli Grandi Uomini e Donne.


La Peste razzista avanza, mentre l’Imperialismo NORDICO -che ci misura anche “lo stelo del carciofo” e regala all’ingrasso dei tonni “giapponesi” il nostro pesce azzurro- sostiene sè stesso regalandosi sconti doganali “alla Tunisia”. A noi restano i semi avvelenati del razzismo –contro il Paese dal quale giunsero i nostri Avi fondatori del moderno Popolo siciliano!. LA NOSTRA CARA TUNISIA: TRIVELLATA E SPREMUTA, FRITTA E TORMENTATA più di noi.
L’Europacelochiede. L’Europaceloda. L’Europacelotoglie. Ormai neanche pensano. L’EuropaNONglielochiede. Si calmeranno nello spaccio di miserie bandite in FESR-PSR 2015-2020: 7 miliardi in 7 anni. Quanto la sola IRPEF che i Siciliani paghiamo ogni anno a ROMAfia Capitale e alla sua Regione parassitaria e mercenaria, criminogena e abusiva.
Cerchiamo almeno di essere seri. Il Piano di Sviluppo Rurale è una miseria ingessata destinata peraltro a chi possiede già qualcosa. Il Fondo Europeo Sviluppo Regionale è una miseria riciclata che NON sposterà il PIL di un solo punto: neanche a volerlo, fatta fuori la TECNIS è tutta roba per Impregilo e Pizzarotti, Ravennate e Salini… La logica coloniale di ROMAfia Capitale e di Bruxelles -benedetta dalla CEI e dal vescovame subalterno- è una Miseria.
E’ notte coloniale, nebbia fitta nell’Isola senza Terramare, senza sovranità strategica neanche sul suolo e il sottosuolo, sotto un Cielo popolato di droni, compagnie straniere e santi che non funzionano.
La SiciliAfrica coloniale è un bankomat miliardario per la flotta corsara dell’Imperialismo NORDICO. Anche il Vento si rubano: due volte!. E le Acque: due volte!. Quanto al carnevale dei fondi n/europei per lo sviluppo della SiciliAfrica risorgimentata, la fetta di torta più grande se la ammuccherà la solita premiata ditta vel-ENI in bioriciclaggio ad olio di palma: taglieranno foreste e scanneranno oranghini in Africa: “aiutiamoli a casa loro”!. Al piccolo e inutile referendum Gela votò: a favore delle trivelle e della premiata ditta che gli ha regalato centinaia di morti e di bambini sgorbi, chè “il sol dell’avvenir” annunciavano i fumi aromatici delle ciminiere!. Accuddhì è.
La SiciliAfrica protettorato coloniale di Bruxelles è ostaggio della miseria dei fondi n/europei –equivalgono al 5% delle tasse e imposte che paghiamo allo Stato italiano e alla sua Regione, oltre all’immane flusso invisibile di ricchezza che dalla SiciliAfrica italiana sale verso Nord: sono almeno 80 miliardi di euro all’anno, su un ciclo ventennale!. Un’altro PIL, ma invisibile!. La censura è totale: e questa sarebbe una debolezza dello Spettacolo. Se qualunque domanda non morisse prima di nascere, nell’Omertà e nella Demenza della palude coloniale. L’Europacelochiede l’Europaceloda l’Europacelotoglie. Ormai neanche pensano. L’EuropaNONglielochiede.
Il colonialismo ha sbiancato –negli anni Ottanta- anche il colore sanguinello delle nostre antiche purtualle. Lo dicevamo allora, mentre a nessuno passava per la testa che si buttano milioni di tonnellate di pastazzo di agrumi e di sanse esauste nell’olivicoltura: valgono assai più del petrolio!. E’ materia prima per il biogas: ci elimini la bolletta dell’ENEL, e pure l’ENEL. A vita!. E senza considerare le isoradiative perfette dell’Isola del Sole. La sovranità agro-energetica è a portata di mano, ma presuppone un nuovo Vespro. Punto.
Dal 2000 al 2015, in Italia, sono spariti 60.000 ettari di agrumeto: ne rimangono circa 124mila, di cui 71mila in Sicilia. E’ una quota irrilevante sul mercato mondiale, organizzata come peggio non si può e anche svuotata di qualità originali.
E’ stato sprecato un vantaggio di 10 secoli. I naranj giunsero in Siqillya proprio dalla Tunisia!. Erano –in principio- alberi ornamentali nell’Oasi-Giardino “a tre livelli” che salvò il Paesaggio siciliano dal deserto del latifondo coloniale romano-bizantino, tributario infine delle chiese di Milano e Ravenna. Per la cronaca, sono cose che dicevamo già 30 anni fa: anche in comizi, in convegni e in documenti.
A Londra una marmellata d’arance al miele di zagara la compri a 15 sterline al kilo (se sei raccomandato). Non c’è traccia di marmellate e succo d’arancia siciliani negli hotel, nei supermercati, nei bar, nei ristoranti…siciliani. Colpa dei Tunisini?.
Il motivo è semplice: non esistono, e quelle rare nicchie di prodotto d’eccellenza evitano accuratamente il mercato interno della SiciliAfrica italiana e non hanno alcun bisogno del Miliardo pubblicitario n/europeo dell’on. Michela Giuffrida.
Ora la “colpa” è “del marocchino e del tunisino”: spremuti due volte dall’Agrobusiness e dalla G.D.O. dell’Imperialismo NORDICO. Il problema, comunque, non è nelle poche stupide e provocatorie tonnellate di arance estere, importate da società tricolorate: non le compro e, a dirla tutta, dovremmo sabotare chi le propone sugli scaffali: ma senza balle fitosanitarie e razzistoidi, che sono armi a doppio taglio. Il motivo è semplice: fanno schifo, su lisci!.
E chi ha distrutto il paesaggio agrario siciliano e la sua sapienza contadina, sostituita con un Viet Nam di pesticidi e di Glifosate?.
I controlli doganali, anche fitosanitari sulla frutta importata (da società italiane e siciliane, claros?) –ci sono già e stanno funzionando. Andrebbero rafforzati invece i controlli sul prodotto locale, anche a tutela della salute degli stessi produttori. Di chi è la colpa se il ciclo dell’agro-chimica sta mietendo migliaia di morti tra gli operatori agricoli?. Certo non dei lavoratori tunisini: gli “attrezzi umani” che fecero le fortune delle “serre vittoriesi”.
Questo “mondo agricolo” –ma quanti sono gli agricoltori veri?- è una idrovora pestilenziale, prigioniera di logiche assistenziali e parassitarie. Le forze mentali che lo dominano sono quelle n/europee, con la loro palude regionale di burocrazie incompetenti, un carnevale di carte che figliano carte, in attesa degli spot folkolorati del nuovo PSR. Uno spettacolo nello Spettacolo coloniale della SiciliAfrica italiana.
Premesso che TERRAELIBERAZIONE è un movimento sovranista siciliano di cultura internazionalista. Siamo contro la “globalizzazione imperialista”, il suo “mercatismo”, le sue “politiguerre”: monetarie e commerciali, ideologiche e militari. E ci è chiaro, nel nostro stesso nome, che l’essenza dei conflitti è da situare nel controllo delle vere energie strategiche: il cibo, l’acqua e la corrente elettrica. Ogni tanto ce lo scordiamo. La sovranità agro-energetica, per un popolo e per tutta l’Umanità è la base della Vita.
Ci si lamenta dei problemi di concorrenza: ma quando si produce per il mercato, si deve sapere che questo mercato è mondiale da almeno un paio di secoli. L’economia siciliana –in forma passiva, coloniale, o attiva, sovrana- è sempre stata caratterizzata dall’inserimento in mercati assai vasti: altro che isola “immobile e feudale”, una balla spaziale spacciata dall’Accademia massonica dopo la Catastrofe del 1860, a sostegno dell’invenzione di questa SiciliAfrica italiana.
Le arance siciliane sono state per secoli un prodotto pregiato del nostro export: le “parigine”, le eccelse, e le “lionesi”, le buone; ma anche gli alberelli ornamentali dei vivai di Mazzarà Sant’Andrea…Il prodotto più scadente veniva consumato in Sicilia.
Arance e tabacco, canapa e filiera sericola, riso e zafferano. Non solo grani pregiati. Era una agricoltura di grande sapienza e, nella Sicilia Orientale, avviata a conquistare i moderni mercati nel Mondo e ad elevare la qualità della vita nell’Isola: ne sarebbero sorti conflitti di classe ben più avanzati che le lotte illusorie per una “lenza di terra”, anticamera dei Treni del Sole, verso la Fiat o la Snia Viscosa che chiamano braccia terroniche per il loro “miracolo italiano”.
I naranj furono una innovazione colturale della Siqillya islamica, al tempo glorioso dell’Emirato , della sua idea-forza di Giardino oasiano a tre livelli: orto in basso, alberi da frutta e poi le palme, che sono anche una potente pompa idraulica naturale. L’arancio vi era inserito anche come pianta ornamentale e “di sciauru”, se ne valorizzavano i fiori di zagara –(non meno che i gelsomini le cui piantagioni erano sviluppate fino a non molti anni fa, nel messinese).
Dal naranj: essenze per l’industria profumiera, vitamine, succhi, marmellate…Qui non c’è nulla di tutto questo!. Si chiama filiera, non sanno manco cosa sia.
Si lamentano di non essere “sostenuti”: ma da chi?. Sorvoliamo sui contributi pubblici che hanno drogato e impigrito per 40 anni l’agrumicoltura siciliana: si distruggevano intere annate, ai centri AIMA –con le note truffe- con una motivazione demenziale: la sovraproduzione. In realtà il mercato agrumicolo si era allargato a nuovi paesi; il comparto agrumicolo, dal Brasile alla California, dal Marocco alla Spagna, trainato da consumi in forte espansione, cominciò a volare; e leader mondiale del business agrumicolo divenne l’Olanda, erede “libertaria” della sua criminale Compagnia delle Indie!. E’ il ciclo dell’agrumicoltura al tempo della sua globalizzazione: la Sicilia di metà Ottocento ne deteneva quote potenzialmente dominanti…lasciamo perdere: l’Olanda, non la Sicilia: qui, negli anni Ottanta, si fecero imporre le riconversioni varietali “bionde”, l’estirpazione delle cultivar siciliane più tipiche e inimitabili: le truffe dell’estirpazione e del reimpianto fittizi le abbiamo anche denunciate, tempo perso; non meno del Paration nei carciofi: ma questa l’abbiamo vinta, in Silenzio, per non danneggiare il neonato Consorzio Vi.Ra. (Violetto Ramacchese). I Verdi ci proposero una interrogazione parlamentare: no, grazie!.
Il Contadino Novu coltiverà la Terra con Amore, producendo Energia e Salute per il Popolo Siciliano e per quanti ci vengono a trovare, per curiosità, per piacere ed anche per urgenze della vita. Non ci serve niente, solo un Cuntadinu Novu e una ri-evoluzione del paesaggio agro-energetico, colturale e culturale, strutturale e di visione strategica.
L’Olio è Santo. L’Olio è l’essenza di quella civiltà mediterranea che anche gli antichi Siculi diffusero sul loro lungo Cammino. Il mito mediterraneo di Aristeu ce ne lascia una traccia, occultata nelle nebbie dello Spettacolo coloniale inscenato dal 1860 nel Teatro tragico di un’Isola contesa che ha dovuto elemosinare un marchio IGP a Bruxelles, per poter dire che un ulivo produce olio e che l’olio si chiama olio, imprecando contro il contadino tunisino ch’è invece spremuto due volte dall’agro-business e dalla G.D.O. dell’imperialismo europeo, i veri beneficiari delle sbagliate e malcontestate agevolazioni daziarie.
E’ una SiciliAfrica provinciale e alienata, cieca ed autistica, che esulta perfino nell’ottenuto “riconoscimento” della sua insularità a Bruxelles. Insularità “periferica e handicappata”. E ti pareva. La Sicilia è al centro di un Mondo, ma non spargete la voce, non si sa mai.
In questa SiciliAfrica del saccheggio coloniale di Acqua e Vento, Gas e Petrolio, Bio-Vel-ENI e Trivelle, attuato da una cupola di gruppi grandi e medi dell’Imperialismo NORDICO: ora tocca alle terre pregiate e al Demanio marittimo. Stanno arrivando: fondi “luxemburghesi” e altri sceicchi. “Anche Dio vede cadere il passero, ma neanche Dio può farci niente!” (J.Steinbeck).
Pronti e via! coi fuochi d’artificio per i marchi IGP che ci autorizzano a chiamare olio il nostro olio e cicoria la nostra cicoria in attesa del T.T.I.P. che se li porterà tutti via! come un vento di realtà che spazzerà via! le illusioni e le pianificazioni di una piccola penisola dell’Asia, la N-Europa dei nazional-imperialismi che ha mostrato nelle banlieux mediterranee il suo vero volto NORDISTA neocoloniale soft in SiciliAfrica, hard nella Jamahirya di Gheddafi che aveva appena coniato quella Moneta Africana di Sviluppo che avrebbe offerto la Grande Sponda al processo di sganciamento mediterraneo dall’Imperialismo NORDICO.
A Parigi e Londra lo capirono. ROMAfia si accodò, tra gli applausi dell’opinione pubblica manovrata dal partito ArcobaleNATO. Tutti c’erano, sti bastardi: l’Union Sacrè contro il “Dittatore” fecero. L’ultimo Re di Madre Africa, denigrato in vita e in morte, di cui nulla sanno né possono sapere. Si arruolarono tutti, banditi e cretini, appresso al pifferaio magico, Giorgio Napolitano, un imperialista straccione, assai peggio di Mussolini, chè una visione sua almeno l’aveva. Grembiulini e tonache sporchi di sangue vennero lavati nell’ipocrisia dell’accoglienza dei profughi della loro stessa PolitiGuerra, finanziata con una accisa sulla benzina che introdussero nottetempo mentre bruciavano lo storico Trattato di Amicizia e Cooperazione Strategica appena sottoscritto –in malafede- con la Jamahirya libica. ROMAfia Capitale che, nella sua relazione strategica con Washington, riesuma oggi –in forme parodistiche- l’atlantismo mediterraneo, facendo rivoltare nelle tombe Fanfani, Craxi e perfino Andreotti. Al tempo del MUOStro di Niscemi e del T.T.I.P., la NATO economica, un altro passo verso l’aggressione militare alla Russia: l’unico vero obiettivo che ossessiona le forze mentali senili e demenziali dell’Imperialismo NORDICO. Un nuovo “soldato politico” li sta aspettando, è il nipote del generale Michail Nikolaevič Tuchačevskij. Non ha paura delle Nebbie colorate né delle Tempeste artificiali. La Lezione di Damasco chiude un ciclo devastante che ha tormentato il nostro Mediterraneo e ci lascia i semi avvelenati del terrorismo e del razzismo, una migrazione biblica e interi paesi, laici e civili, da ricostruire. Complimenti.


Il Vento colorato dei GolpeGuerra venne pianificato a Londra, Parigi e Roma. Lo abbiamo detto nel 2011, anche a Gheddafi, che il 21 maggio ci ringraziò. Ora lo conferma perfino Obama che definisce l’UE “parassita”: su questo ha ragione!. Thank’s, Mister President!.
Mentre inscenano mitteleuropei Muri di cartone e filospinato anti-migranti, che avrebbero fatto inorridire l’Impero austro-ungarico, a noi mediterranei ci resta il MURO SULL’ACQUA, ma quello c’era anche prima. E la centrale di FRONTEX a Catania, anticamera della Gestapo europea: stuprando l’ex Monastero di Santa Chiara, a due passi dal Castello di Federico, che la borghesia mercenaria chiama Ursino. IL NEMICO E’ A CASA NOSTRA!. Non ci fanno mancare niente!. Amen.
Dalla città alla campagna. E’ tutto un carnevale di illusioni a kilometrozero in un mercato globale che ci nutrirà educandoci al gusto nella lingua sintetica di Dow Chemical+Dupont, ChemChina+Sygenta, Bayer e BASF, fino alla “piccola” Monsanto; Archer Daniels Midland, Bunge, Cargill, Dreyfus e… Glyphosate per tutti i gusti.
A kilometrozero, in Sicilystan, ci restano solo le polpette di cavallo che chiudono un ciclo produttivo avviato nell’orrore dopato delle corse clandestine di un mondo parallelo lasciato vegetare come riserva di manodopera e clienti della borghesia mercenaria e dei suoi studi professionali, che gestiscono traffici e riciclaggi di ogni genere e fantasia. Buon pranzo a tutti. Rutto libero.
Rutto libero e Nebbia fitta su una realtà di colonialismo alimentare che trova sintesi micidiale nel consumo miliardario di carni e insaccati nello spaccio della G.D.O. dell’imperialismo italiano a trazione tosco-emiliana.
La zootecnia siciliana, nello sterminio della sua biodiversità, è stata metodicamente annichilita, mentre il 95% delle carni e insaccati consumati in Sicilia parlano straniero: sarà per questa ragione che nessuno lo comprende!. Di sviluppo zootecnico non se ne trova traccia nei mirabolanti piani caritatevoli che Bruxelles ci propone in questi mesi in una sagra di illusioni e autentiche scorciatoie antieconomiche come il Miliardo pubblicitario per il “Made in Sicily”. La zootecnia si risolve in una sedativa spruzzata di milioncini sui prati dei Parchi regionali a favore dei pochi allevatori che resistono e anche di “mafie” arcaiche e pastorali figuranti all’occasione come inerme nemico da esibire nello Spettacolo della borghesia Antimaf che ne fa nebbie urlanti per coprire lo spavento dei suoi traffici di influenze e intrallazzi, rottami e monnezza, corsi di formazione senza formati e petrolio di contrabbando. Altro che pastori tortoriciani!.
I Parchi sono una risorsa fondamentale. Ma una prima fase della loro storia andrebbe chiusa senza timori: né enti di mummificazione del paesaggio, né lobby delle cementificazioni, né clan dei pascoli n/europei, né turismo cafonal. Tutti fuori. Costruire le Masserie federiciane coi Parchi intorno: produttivi e razionali.
Sabbia colorata nel Deserto che avanza. Le massomafie toscopadane ed europee fanno il loro mestiere: la Terronia è un mercato protetto per la potente Industria agroalimentare del Nord, per i suoi salumifici che tricolorano maiali e mangimi di mezzomondo. Per i suoi deserti fotovoltaici e le sue foreste di torri eoliche. Altro che pastori tortoriciani!. E mutu cu sapi u joku!.


La nostra cara Tunisia
Alla stazione di Kasserine, che sorge ai piedi delle grandi alture del Djebel Chambi, il benvenuto lo da una scritta murale che è tutto un programma:
“Qui la rabbia è antica”.


“Qui non c’è niente, lo Stato è solo il manganello del poliziotto”. E’ una di quelle periferie che si possono incontrare anche nella SiciliAfrica dei nostri giorni. E non perché lo Stato vi sia assente!. Non la sua assenza, ma la sua essenza si manifesta laddove solo il Dio delle Periferie tiene il conto delle vittime.
Ma neanche questo Dio misericordioso può nulla laddove I FRUTTI MARCI della SiciliAfrica n-europea esplodono SEMI AVVELENATI di razzismo: contro i Tunisini , in attesa dei Marziani!. Accade perfino nei paesi delle SERRE suicidate dal provincialismo che furono miracolate dai lavoratori tunisini per decenni costretti a lavorare a 50° respirando bromuro di metile. Attrezzi umani, al servizio di chi si fece i cessi coi rubinetti d’oro, mentre i suoi figli cadevano come rondini strafatte d’eroina a Corso dei Mille. A Vittoria come Altrove.
Il razzismo del sicilianoide non è solo ignoranza. E’ alienazione culturale: un prodotto sofisticato dello Spettacolo coloniale inscenato dall’Imperialismo NORDICO che trova terreno fertile nel caos mentale del sicilianoide arruolato in Tifoserie accecate dall’odio e sprofondate nella demenza televisiva. Il razzismo del miserabile è la Peste del Secolo XXI. E’ una rabbia malata, non è la rabbia dell’oppresso.
L’Internazionalismo sociale, fondato sulla conoscenza e sul cammino solidale, ne costituisce l’unica Cura.
Il Sicilianu Novu cammina addhitta e i Muri sull’Acqua li vede come costruiti contro sé stesso: per isolarci dalla nostra GeoStoria e saccheggiarci nelle nebbie demenziali del razzismo anti-tunisino. Sviluppare collegamenti pratici con le nuove Generazioni tunisine è una priorità culturale. Una urgenza politica. Un vaccino contro la Peste che avanza. Chi non lo vede è cieco.
Comprendere la Tunisia. E’ il Paese la cui Storia millenaria scorre insieme a quella siciliana, bagnata dallo stesso Mare e divisa dallo stesso Muro sull’Acqua. Un ventenne proletario può solo guardare oltre il mare, per lui, qui, non c’è niente.
Anche in SiciliAfrica, in forme più ipocrite e sofisticate, non c’è niente, e lo Stato è solo il manganello del poliziotto (che si stancò pure lui).
La rabbia antica se ne andò con le valigie di cartone sulle navi per la Merica e poi sui Treni del Sole a fare l’Italia dei miracoli e a rifare una Germania senza miracoli; mentre la rabbia nuova, oggi, parte con la laurea sul volo a costo d’autobus e ai miracoli ha smesso di credere dopo l’ultima canna. E’ la Coercive Engineered Migration: sofisticata ingegneria sociale coloniale, non sventura del Fato!. Mentre la Tunisia -ricordiamolo- fu sempre un porto sicuro e accogliente per le migliaia di Siciliani costretti all’esilio politico dalla dominazione italiana.

LA “RIVOLUZIONE DEI GELSOMINI”
La “Rivoluzione dei Gelsomini” del 2011 ebbe cause sociali interne e profonde, ma venne afferrata e sospinta dalle Forze mentali dell’Imperialismo NORDICO per puntare al vero obiettivo che avevano già programmato: il GolpeGuerra scatenato contro la Libia e la sua Moneta Africana di Sviluppo –più complicato del previsto- che procede in questi mesi verso la Spartizione del Bottino, col suo vento nero e caotico di instabilità e violenze che destabilizza da 5 anni la Tunisia sulla frontiera meridionale e la espone a minacce reali (ma anche strumentalizzate in funzione antiproletaria dall’attuale ambiente governativo che è, anch’esso, un prodotto della crisi sociale che la “Rivoluzione dei Gelsomini” non ha saputo né poteva risolvere).
Il clan Ben Ali venne mollato dall’Europa che lo aveva protetto. Né la Tunisia sta ricevendo oggi alcun sostegno che non sia sulla falsariga dell’ipocrita “sconto doganale” sull’esportazione dell’olio a favore dell’Agrobusiness &G.D.O. dell’Imperialismo NORDICO (francese e italiano).
Sebbene stia reggendo dignitosamente con tutte le proprie forze e dentro contraddizioni sociali esplosive, acuite nelle nebbie dalle faide che usano anche il terrorismo islamista per regolare “conti interni”- la Tunisia è in ginocchio. La crisi dell’Industria turistica –la principale del Paese- è appena ammortizzata dal flusso in crescita di pensionati europei (non mancano i siciliani) che vi si stanno trasferendo a migliaia per vivere dignitosamente anche con 700 euro al mese.
La crisi dell’Industria turistica sta acuendo le contraddizioni sociali nelle regioni costiere e lo si rileva dallo sviluppo di un inedito movimento del proletariato giovanile che vi si è manifestato per la prima volta –che noi si sappia- nel sostegno alle periodiche rivolte giovanili delle regioni interne.
Bollati sui massmedia internazionali –quando va bene- come “infiltrati dall’ISIS”, attaccati dal “governo democratico” come “anarchici, ladri e teppisti”, i GIOVANI PROLETARI TUNISINI cominciano a organizzarsi in associazioni e sindacati indipendenti.
La città-laboratorio è ancora Kasserine, una città della Tunisia centro-occidentale, che nel 2011 ebbe una cinquantina di martiri, caduti sotto i colpi dei cecchini del clan Ben Ali. Dati sintetici: a Kasserine solo la metà delle famiglie dispone di acqua potabile a fronte del 90% a livello nazionale; la speranza di vita non vi supera i 70 anni, contro i 77 nelle città costiere.
Alla stazione di Kasserine, che sorge ai piedi delle grandi alture del Djebel Chambi, il benvenuto lo da una scritta murale che è tutto un programma: «Qui la rabbia è antica».
“Qui non c’è niente, lo Stato è solo il manganello del poliziotto”. La città –circa 90mila abitanti- fu protagonista delle Rivolte del Pane del 1984, causate dall’aumento del costo dei cereali: 184 proletari furono uccisi. (TerraeLiberAzione-n°2-1985).

Negli anni Ottanta, Bourghiba, padre nobile dell’Indipendenza e plebiscitato “presidente a vita” –che venne poi “messo in pensione” da Ben Alì- seguendo le indicazioni del Fondo Monetario Internazionale, aveva puntato tutto sullo sviluppo industriale del turismo e sulle esportazioni (alimentare e manifattura).
Trascurando però le regioni interne e abbandonando una più saggia visione mediterranea di sviluppo autocentrato e aperto, condusse al suicidio, forse inevitabile, quel “socialismo tunisino” che pure aveva alimentato la lotta per l’Indipendenza dall’imperialismo francese.
Non seppero neanche afferrare l’offerta federativa – nella prospettiva del Grande Maghreb- proposta da Gheddafi, consegnandosi alle maree e alle tempeste di un Mercato mondiale in cui paesi di stazza ben maggiore rischiano la deriva “pilotata da remoto” e mediata da borghesie neocoloniali se non del tutto da satrapie familiari: nel 2010 la famiglia di Ben Ali controllava un terzo dell’economia tunisina: banche e telecomunicazioni, import-export dall’agrobusiness al settore automobilistico: “Lavorare con la Tunisia” significava “cercati un’amico nel Clan della Famiglia oppure lascia perdere!”. Lasciamo perdere!.
Gli squilibri sociali vengono acuiti dall’abbandono dell’entroterra a favore delle regioni costiere: la differenza –da decenni- salta subito agli occhi addentrandosi già per poche decine di kilometri dalle rinomate –e ben tenute, malgrado siano vuote- località turistiche.
Un salto di secoli a un’ora d’auto. Altra cosa è Tunisi, sebbene con le sue immense periferie in stile “siciliano abusivo”: una metropoli mediterranea, dove si decidono le sorti di un intero Paese. QUI LA RABBIA E’ MODERNA!.
E “QUI LA RABBIA E’ ANTICA!”. Torniamo a Kasserine. Il 12 gennaio gli studenti delle scuole superiori hanno inscenato una rivolta e dato fuoco alla scuola. Il 14 gennaio, anniversario della cosiddetta “Rivoluzione dei Gelsomini”, Ridha Yahyaoui, un neolaureato di 28 anni, durante il presidio di giovani disoccupati contro la loro esclusione da un concorso pubblico, si è arrampicato su un palo della luce e vi è rimasto folgorato.
All’alba del giorno 17 gennaio 500 giovani disoccupati hanno preso a sassate la sede del governatorato di Kasserine dando il via ad una nuova rivolta. La polizia ha risposto con gas lacrimogeni, ma un imponente corteo ha attraversato le vie della città aggregando migliaia di giovani proletari e respingendo le cariche della gendarmeria.
Nel giro di poche ore la rivolta aveva già contagiato le vicine città di Zouhour e Ennour.
Il 19 gennaio, quinto giorno di scontri a Kasserine: coprifuoco dalle ore 18 alle 5 del mattino.
Il 20 gennaio si registrano scontri in altre città della Tunisia profonda: da Tozeur a Gafsa. E a Kairouan, la capitale religiosa del Paese (laddove cominciò dodici secoli fa l’avventura della Sicilia moderna).
Ma anche la “Grande Tunisi” è stata attraversata da un vento di rivolta giovanile. Da rilevare l’occupazione della sede del governatorato da parte del sindacato studentesco UGET, che sta rivendicando “un posto di lavoro per ogni famiglia”, ma anche scontri diffusi fino a Cartagine, dove sorge il Palazzo presidenziale.
Fuochi di rivolta durante tutta la notte si accendono in diversi quartieri periferici della metropoli tunisina. Il governo ordina la chiusura degli uffici pubblici in quasi tutte le Regioni del Paese. Tunisi è grande e complicata, non è neanche detto che ci sia una vera organizzazione della rivolta. Tunisi è quasi un “paese a sé”.

TRE TUNISIE
E’ nel paese costiero e poliglotta dei grandi alberghi vuoti; e nel paese profondo e contadino dominato dalla coltura olivicola più che dal dattero –che spreme lavoro a tutto vantaggio dell’AgroBusiness & G.D.O. dell’Imperialismo NORDICO (altro che “aiuti europei”!)-è in queste due Tunisie che la rivolta del giovane proletariato si unisce allargandosi a macchia d’olio.
E’ una Generazione proletaria che scende in campo: mascariata, insultata, denigrata. Come da copione universale. E’ una gioventù scolarizzata e socialmente bloccata: è la questione tunisina che parla alla questione siciliana. Cosiccome la realtà di città industriali come Gabes –col suo mare appestato e la sua pesca distrutta, i suoi sindacati subalterni e il suo “meglio morire di cancro che di fame”, ci ricorda la palude siciliana dei vel-ENI e dell’alienazione coloniale in cui popolazioni intere della SiciliAfrica italiana sono sprofondate nell’impotenza e perfino nella complicità.
Mascariati dai massmedia e isolati a livello internazionale, affrontano a viso aperto le polizie di sempre: a Sfax, Siliana, Mdhilla, Meknassi, Tahla, Fernana, Béja, Jendouba, Kebilli e Redeyeff. E Sidi Bouzid,che è una specie di Taormina. Accade rapidamente, a partire da Kasserine. Nel volgere di 48 ore dalla morte di Ridha Yahyaoui, ben 14 dei 24 governatorati della Tunisia sono attraversati dalla rivolta. Un corteo avventuroso tenta anche di sfilare al centro della Grande Tunisi (18 gennaio).
Ma è a Kasserine che il 1° febbraio i sindacati di base hanno proclamato uno sciopero generale nelle cittadine di Al Ayoun, Bel Abbes, Feriana e Jedlian nel governatorato di Kasserine. Il 2 febbraio anche i lavoratori della vicina di Sebiba aderiscono all’appello dei sindacati di base e del movimento dei giovani disoccupati. Hanno partecipato agli scioperi anche le locali organizzazioni sindacali di base degli insegnanti e degli edili.
Negli stessi giorni hanno scioperato gli operai delle fabbriche di Le Kef e i portuali della STAM al nevralgico Porto di Tunisi (sciopero illegale secondo il Ministero dei Trasporti).
Uno sciopero generale significativo blocca la grande città di Sfax nella giornata del 29 gennaio: è stato imposto dai lavoratori a sostegno del movimento dei disoccupati.
E’ forse il punto più avanzato dell’ondata di lotte sociali che all’inizio del 2016 ha visto il proletariato tunisino camminare addhitta, costruendo nuove organizzazioni di base, inediti collegamenti, elaborando rivendicazioni proprie: spiegando a sé stesso –più che a un Mondo cieco e sordo- che le “Rivoluzioni” profumate e colorate –mezze vere o del tutto telecomandate che siano-in sé e per sé non cambiano di una virgola la condizione di sfruttamento e oppressione del Lavoro Umano.
E questo vale a tutte le latitudini, e tanto più laddove ombre di ulivi e di ombrelloni producono profitti per l’Imperialismo NORDICO e per le minoranze interne privilegiate.
Mentre nel mondo antico della pesca il Muro sull’Acqua accentua lo sfruttamento e la precarietà del giovane proletariato imbarcato, che rimane prigioniero della gabbia corporativa che caratterizza questo settore: alle assemblee sindacali dei pescatori, dove si tengono, i delegati vengono eletti su indicazione degli armatori. Ma il dominio del Mare è afferrato da Bruxelles e Washington e perfino da Tokio. Il mondo millenario della piccola pesca mediterranea è finito.
Le Tre Tunisie hanno già una sola borghesia. E questo è un bene. Presto avranno un solo proletariato giovanile. E non basteranno gli attuali sindacati –non privi di strutture qualificate e sperimentate in decenni difficili- a poterne rappresentare le energie e i bisogni di cui questa nuova Generazione sta dimostrando di avere consapevolezza.
E’ tempo di conoscerla meglio, di stabilire collegamenti regolari. Oltre il Muro sull’Acqua, per ritornare a scorrere insieme nella Storia del nostro Mare. Un Muro sull’Acqua sul quale è tempo di scrivere insieme: «Qui la rabbia è antica».
@2016. Catania-Tunisi. La Comunità TerraeLiberAzione.


I 10 motivi per cui l’Occidente ha ucciso la Guida libica Muammar Gheddafi (Grazie ai giornalisti del Panafricain).
L’ex-leader libico Muammar Gheddafi fu ucciso “perché pensava che l’Africa era matura per sfuggire alla povertà coi propri mezzi, svolgendo il proprio ruolo nella governance globale“, aveva detto il presidente del Ciad Idris Deby, in un’intervista.
Secondo il Capo di Stato ciadiano, era essenziale “farlo tacere”, aggiungendo che “la storia registrerà che gli africani non hanno fatto molto. Ci hanno ignorato e non fummo consultati. Gheddafi era sconvolto e imbarazzato“. “Fu lo stesso con Patrice Lumumba, in Congo. Perché l’uccisero? Perché Gheddafi fu ucciso? (…) Siamo fornitori di materie prime. Ma guardate dove siamo? Siamo molto arretrati“, ha detto il leader del Ciad da Abeche, la seconda città del Ciad.
Ecco in 10 punti perché Gheddafi doveva morire:ras1_continental_world1) – Il primo satellite africano RASCOM-1
Fu la Libia di Gheddafi ad offrire la prima vera rivoluzione in Africa dei tempi moderni: assicurando la copertura universale del continente per telefonia, televisione, radio e molte altre applicazioni come telemedicina e istruzione a distanza; per la prima volta, una connessione a basso costo diventava disponibile nel continente, anche nelle zone rurali, con il sistema del ponte radio WMAX.
La storia inizia nel 1992, quando 45 Paesi africani crearono la società RASCOM per avere un satellite africano e ridurre i costi di comunicazione nel continente.
Le chiamate da e verso l’Africa allora avevano le tariffe più costose del mondo, perché c’era una tassa di 500 milioni di dollari che l’Europa incassava ogni anno dalle conversazioni telefoniche, anche all’interno dei Paesi africani, per il transito dei satelliti europei come Intelsat.
Il satellite africano costava solo 400 milioni da pagare una sola volta, senza mai più pagare 500 milioni di affitto all’anno. Quale banchiere non finanzierebbe un progetto del genere, ma l’equazione più difficile fu: come lo schiavo si sbarazza dello sfruttamento servile dal padrone se cerca aiuto da quest’ultimo per raggiungere questo obiettivo? Così, Banca mondiale, Fondo monetario internazionale, Stati Uniti, Unione europea ingannarono questi Paesi per 14 anni. Nel 2006, Gheddafi pose fine all’inutile agonia dell’elemosina dai presunti benefattori occidentali che praticano prestiti a tassi usurari; la Guida libica mise sul tavolo 300 milioni di dollari, la Banca di Sviluppo africana 50 milioni, la Banca per lo Sviluppo dell’Africa occidentale 27 milioni, così l’Africa dal 26 dicembre 2007 ebbe il suo primo satellite per telecomunicazioni della storia.
Nel processo, Cina e Russia s’inserivano, questa volta vendendo la loro tecnologia e permettendo il lancio di nuovi satelliti sudafricani, nigeriani, angolani, algerini e anche di un secondo satellite africano, lanciato nel luglio 2010. Ci aspettiamo per il 2020 il primo satellite al 100% tecnologicamente costruito sul suolo africano, in particolare in Algeria. Il satellite competerà con i migliori del mondo, ma a un costo 10 volte inferiore, una vera e propria sfida. Ecco come un piccolo semplice gesto simbolico di 300 milioni può cambiare la vita di un intero continente.
La Libia di Gheddafi è costata all’occidente non solo 500 milioni di dollari all’anno, ma miliardi di dollari di debito ed interessi che tale debito avrebbe generato all’infinito e in modo esponenziale, mantenendo il sistema occulto per spogliare l’Africa.rascom-1__12) – Base monetaria dell’Africa, Banca centrale africana, Banca di investimenti africana
I 30 miliardi di dollari sequestrati da Obama appartengono alla Banca centrale libica, previsti dalla Libia per la creazione della federazione africana attraverso tre progetti faro:
3) – Banca di investimenti africana a Sirte, in Libia e creazione nel 2011 del Fondo monetario africano con capitale di 42 miliardi di dollari a Yaounde,
4) – Banca centrale africana ad Abuja, in Nigeria, la cui prima emissione monetaria africana significava la fine del franco CFA attraverso cui Parigi domina alcuni Paesi africani da 50 anni.
5) – E’ comprensibile dunque ancora una volta la rabbia di Parigi contro Gheddafi. Il Fondo monetario africano doveva sostituire eventualmente tutte le attività sul suolo africano con cui il Fondo monetario internazionale, con solo 25 miliardi di dollari di capitale, ha saputo piegare un intero continente con privatizzazioni discutibili, obbligando i Paesi africani a passare dai monopoli pubblici a quelli privati. Sono gli stessi Paesi occidentali che chiesero di divenire membri del Fondo monetario africano e, unanimemente, il 16-17 dicembre 2010 a Yaounde gli africani respinsero tali lussuriosi, decidendo che solo i Paesi africani fossero membri del FMA.
I cinque fattori che motivarono Nicolas Sarkozy a combattere la guerra contro la Libia, secondo David Ignatius del Washington Post, “Blumenthal ricevette le informazioni sulla Libia da un ex-agente della CIA:
6) – Desiderio di una maggiore quota di petrolio libico;
7) – Aumentare l’influenza francese in Nord Africa;
8) – Migliorare la situazione politica interna in Francia;
9) – Offrire all’esercito francese la possibilità di ripristinare la sua posizione nel mondo;
10) – Rispondere alle preoccupazioni dei suoi consiglieri sui piani a lungo termine di Gheddafi per soppiantare la Francia come potenza dominante in Africa occidentale”.
Su quest’ultimo punto, il memorandum menziona l’esistenza del “Tesoro di Gheddafi”, 143 tonnellate d’oro e quasi altrettanto di argento, trasferite da Tripoli a Sabha nel sud della Libia, una quindicina di giorni dopo l’avvio dell’operazione militare. “Quest’oro fu accumulato prima della ribellione e aveva lo scopo di creare della valuta panafricana supportata dal dinaro d’oro libico. Questo piano doveva fornire ai Paesi africani francofoni l’alternativa al franco CFA“. (PanAfrican-20-5-2016)
@ Traduzione Alex Lattanzio – www.aurorasito.wordpress.com


OLIO
(stime per il 2015)
FABBISOGNO ITALIANO: 600.000 TONNELLATE – PRODOTTO ITALIANO: 445.000 TONNELLATE (DI CUI CIRCA 200.000, TRA IL PIU’ PREGIATO, VERRA’ ESPORTATO).
NE MANCANO 355 TONNELLATE!. CE LI METTE SALVINI, IL MATTEO CATTIVO DEL FILM MASSONICO TOSCO-PADANO?. O LUI CAMMINA A BURRO PREALPINO?. (OTTIMO E DA TUTELARE ANCHE QUELLO!).
PIUTTOSTO: ELIMINARE I DAZI SU TUTTA L’AGRICOLTURA MEDITERRANEA, PER UNIFICARLA– COMBATTERE LO SFRUTTAMENTO DEL LAVORO E L’INQUINAMENTO DELLA TERRA E DEL CIBO!.
PRIMA CHI HA FAME!.
SOSTENERE I CONTADINI E I SINDACATI TUNISINI, NON GLI IMPORTATORI E LA G.D.O. DELL’IMPERIALISMO N/EUROPEO, CHE LUCRANO MILIARDI SULLE PRODUZIONI SICILIANE E TUNISINE, ACQUISITE PERFINO “SOTTOCOSTO” E RIVENDUTE “FINO A 8 VOLTE”. ANCHE A NOI STESSI!. PUNTO.
@TERRAELIBERAZIONE.