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La “RESA dei CONTI” del partigiano CANEPA

1940-1945. La “rivoluzione permanente” della Resistenza Siciliana: dall’Antifascismo combattente al partito-armato indipendentista.

1943. Dopo “Ottant’anni di OCCUPAZIONE ITALIANA” sigillati in “VENTANNI di MALGOVERNO FASCISTA” (e di “nazionalizzazione delle masse”)… sulle macerie, nel caos e nelle nebbie di una Guerra voluta dal Duce per estendere il suo tragicomico “impero”, la Sicilia resistente – illusorio “centro dell’impero”- si mobilitava per la sua Indipendenza. Per la sua “RESA dei CONTI”.

La seconda Guerra Mondiale (1939-1945). Ripuliti i fatti dalle ideologie, purificata la nostra stessa Memoria, quello che resta della seconda Guerra Mondiale è uno scontro micidiale tra Potenze concorrenti, che si risolse nella divisione del Mondo in due, dell’Europa in due, della Germania in due, di Berlino in due. E nella lunga ritirata dei vecchi imperi coloniali europei… “vincitori”, scatenata dall’indipendenza dell’India e, soprattutto, dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese di Mao.

A guerra ancora in corso, ma dall’esito segnato, a Yalta (febbraio 1945) prendeva forma una nuova spartizione del Mondo: l’America e la Russia vi definiscono le rispettive “zone di influenza” che – al di là di “precisazioni”, Guerra Fredda e “conflitti per procura”- configurano l’Ordine mondiale fino all’implosione dell’URSS nel 1989-‘91.

La seconda Guerra Mondiale (1939-1945). In quella catastrofica “collisione storica”, l’Italia “imperialista stracciona” ha infine due “governi fantoccio” e vi combatte anche una sua “guerra civile”. Grande è la confusione sotto un cielo dal quale cadono solo bombe. In questa grande confusione diventano possibili esperimenti rivoluzionari originali, per quanto localizzati: in Sicilia sorgono eroiche ed effimere Repubbliche popolari, e prende corpo il tentativo realistico di insediare nella Crisi anche un partito-armato indipendentista, di impostazione socialista, ma di tipo sostanzialmente “difensivo e negoziale”: l’E.V.I.S. del partigiano Canepa.

Nell’estate del 1943 – con l’Operazione Husky – gli “Alleati” (sostenuti da una efficace Resistenza contro il nazifascismo) occupano la Sicilia. È –de facto- la fine di un Regime, ma, come vedremo, non è quello per cui combatterono i più coerenti Partigiani siciliani.

Nel luglio del 1943, la prima fase dell’Operazione Husky fu un disastro. Lo “Sbarco” in Sicily –che avvia la svolta nella seconda Guerra Mondiale- rischiò di perdersi nel vento e nel mare in tempesta che accolse gli Alleati “liberatori”, facendone fallire le “previsioni del tempo” più ottimistiche. Ma fu l’operazione aero-navale più gigantesca che si fosse mai vista nella storia militare. Comincia l’Epoca che vede la Guerra tra gli Umani prendersi il Cielo cacciandone gli Dei.

La situazione siciliana è ben nota agli “Alleati”: il Regime del Duce –per sua stessa ammissione- non vi ha alcun vero “Consenso”. E la Resistenza partigiana –diretta da un inafferrabile Professore- vi ha attuato una serie di Azioni tutt’altro che simboliche.

L’Isola contesa è sinteticamente descritta con anomala simpatia nella “Guida del Soldato”, diffusa in inglese dal comando Alleato in 450.000 copie in preparazione dell’Operazione Husky: “Invasori e dominatori vi si sono succeduti in tutte le epoche…e infine gli italiani hanno dominato l’isola”.

“La Sicilia è l’isola più grande del Mediterraneo –ha più o meno le dimensioni del Galles. Ma la sua importanza dipende dalla sua posizione…e dalla sua dozzina di campi di aviazione… a due-tre ore da Roma, quattro da Milano…più vicini di quanto non siamo mai stati…proprio in Sicilia c’è il Quartier Generale del Maresciallo dell’Aria Kesserling…Inoltre, essa offrirebbe alla nostra flotta le basi di Siracusa, Augusta, Catania, Palermo, Trapani e Marsala…”.

La Sicilia è cruciale: fino ad ora, circumnavigando l’intera Africa, “siamo stati costretti a mandare le nostre navi per 12.000 miglia attorno al Capo di Buona Speranza”.

Migliaia di siculo-americani partecipano all’Operazione Husky – ed appaiono ormai patetici tanto il negazionismo quanto la sopravalutazione del ruolo di Cosa Nostra, partito etnico armato dell’emigrazione siciliana negli USA- che fece la sua parte. Chi non capisce la società americana, animando cieche tifoserie storiografiche, non capirà mai nulla di niente. Punto.

Il 24 ottobre 1943, ben oltre la temporanea A.M.G.O.T. (il Governo militare dei Territori Occupati)- era nata anche la SICILY REGION 1 di Washington nel Mediterraneo, che permane come un “non detto” sotto un Cielo popolato di aerei stranieri, droni assassini, santi che non funzionano.

L’11 febbraio 1944…il governo dell’ISOLA CONTESA venne trasferito dall’AMGOT al “Regno del Sud” guidato dal “governo Badoglio”, che la rioccupa militarmente e la “commissaria”. Mentre vengono subito garantite le libertà politiche tricolorate…viene scatenata una feroce e sistematica repressione contro il vasto e plurale mondo indipendentista.

Nei cruciali primi anni Quaranta del Novecento, tra i pochi intellettuali che compresero lucidamente la Questione Siciliana nella sua essenza di problema irrisolto dell’Autodeterminazione di un Popolo, spicca un già celebre giovane studioso, peraltro docente di storia delle Relazioni e dei Trattati internazionali all’Università di Catania. Era un trentenne coltissimo, poliglotta e molto metodico: Antonio Canepa.

In quella Sicilia in Rivolta per la sua sacrosanta Indipendenza, il COMPAGNO ANTONIO CANEPA FU L’UNICO VERO CAPO della RESISTENZA ANTI-FASCISTA (come capo politico-militare del micidiale “Gruppo Etna” e poi “comandante TOLU’ di Giustizia e Libertà” in missione al Nord) – IL COMPAGNO ANTONIO CANEPA FU UN VERO CAPO della RESISTENZA SICILIANA ANTI-COLONIALISTA (È IL COMANDANTE MARIO TURRI dell’EVIS).

Nell’Autunno del 1944, il partigiano Canepa, rientrato in Sicilia (dalla Toscana, dove fu arrestato, processato ed “espulso” dal CLN “istituzionalizzato”) –raccogliendo i frutti della sua lunga semina- costruisce rapidamente le prime basi del partito-armato indipendentista– chiarendo che: “il NEMICO È A CASA NOSTRA!”.

La Sicilia è in ciclica Rivolta per la sua sacrosanta Indipendenza. Nel 1860 venne annessa da Londra al regnucolo piemontese nel caos colorato della falsa flag garibaldesca. E’ una colonia sfruttata, oppressa e repressa in tutti i suoi tentativi di emancipazione economica e civile. Il suo ascensore sociale è gestito in funzione della sottomissione a ROMAFIA CAPITALE: carriere e privilegi per una ristretta borghesia tricolorata; e repressione antipopolare sistemica, che usa la leva obbligatoria e l’emigrazione coatta come regolatori del metabolismo sociale. E –all’occorrenza– non si risparmiano neanche pallottole e bombe tricolorate.

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Palermo, 19 ottobre 1944. In via Maqueda…un corteo popolare rivendica PANE e LAVORO. C’è una città bombardata da ricostruire… il “che fare” non manca di certo. I militari italiani del Regio Esercito (l’infame 139º Reggimento fanteria “Bari” dal 30 settembre 1944 utilizzato per costituire la IV Brigata Sicurezza Interna) che si trovavano davanti alla prefettura (Palazzo Comitini), spararono al massacro e lanciarono anche due bombe a mano contro i manifestanti… Il bilancio dell’ennesima infame carneficina tricolorata fu di almeno 24 morti e ben 158 feriti.

Fu una “strage di stato” contro il proletariato siciliano, non certo la prima, per non dire del bombardamento del Settembre 1866 che rase al suolo l’insorta “Comune di Palermo” e dei quattro “stati d’assedio” che segnano nel secondo Ottocento la lunga guerra di annessione e annichilimento condotta dallo Stato italiota contro il Popolo siciliano.

La “Strage del Pane” in via Maqueda fu un deliberato “avvertimento” colonialista e classista, che aumentò però il consenso di massa verso il vasto e plurale movimento indipendentista che convergeva in quel M.I.S. che proprio quel giorno era riunito a drammatico Congresso a Taormina.

La “Strage di Palermo” –e la repressione sistematica che colpiva la libertà d’espressione delle idee indipendentiste- legittima del tutto il partito-armato: l’EVIS di Canepa e Rosano, che “era già nelle cose” con sua autonoma strategia politica di impostazione socialista ri-evoluzionaria. E Canepa non prendeva “ordini” da nessuno, semmai li dava!. All’EVIS –che riscuoteva certo ampia simpatia in quasi tutto il MIS- aderiscono a decine anche dalla LGS (la Lega Giovanile Separatista), ma il reclutamento avviene con modalità autonome e rigorose già sperimentate nella fase antifascista della Resistenza Siciliana diretta dal partigiano Canepa.

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Il partigiano Canepa venne “mitragliato”, insieme ad altri giovani evisti, in un “agguato di stato”, a Randazzo (contrada Murazzu Ruttu) e lasciato morire per dissanguamento nel cimitero di Jonia (Giarre) dopo molte ore di devastante agonia. Era il 17 giugno del 1945. I cadaveri vennero occultati dal Segreto di Stato per un lustro, fino al 1950, quando trovarono infine sepoltura dignitosa nel loro Sacrario, a Catania, sul viale degli uomini illustri del cimitero monumentale. La loro Memoria è tuttora oggetto di oblio, mascariamenti e depistaggi, ma viene difesa con intransigenza, studiata criticamente e onorata attivamente, specie dagli indipendentisti di TerraeLiberAzione.

La VERITÀ (OCCULTATA) SU CANEPA È LO SCANDALO PIÙ INAUDITO della STORIA SICILIANA degli ULTIMI 70 ANNI.

L’EVIS NON ERA UN “ESERCITO” PER VINCERE UNA “GUERRA”.

L’EVIS fu un “PARTITO ARMATO”, sostanzialmente difensivo e negoziale, per vincere una PACE più GIUSTA, sul Cammino di una Ri-Evoluzione Socialista della Realtà Siciliana.

Forme e Tempi. Il PARTITO-ARMATO RISPONDE A UNA URGENZA PRATICA: di autodifesa e di accelerazione: “i siciliani sono stremati e non sono capaci di lunga mobilitazione…”. –Il comandante Turri lo spiega ai giovani evisti in una “circolare interna”…ma non era un “esercito” per vincere una guerra militare, né –malgrado l’apparenza–il “braccio armato” del MIS.

Il “campo militare” dell’EVIS, a Cesarò, aveva anche la segnaletica stradale!.

La guerra politica necessitava del partito-armato: nell’immediato Dopoguerra globale…il rischio era enorme, ma forse non c’era alternativa. La scelta logistica delle montagne –peraltro quasi “alla luce del sole”- piuttosto che delle grandi città e delle loro ombre…si rivelerà forse errata: ma non tanto, in sé, la scelta del partito-armato, per quanto non sapremo mai quale fosse la strategia politico-militare di Canepa (e Rosano) dopo la formazione di alcune centinaia di giovani combattenti politico-militari. Ci sono ipotesi diverse, ma di quella scelta organizzativa ne possiamo certamente intuire la dimensione “politico-negoziale” e di prestigio che avrebbe permesso alla naturale evoluzione del partito-armato di avere un ruolo politico nel Dopoguerra. (…)

In ogni caso, l’EVIS –oltre ogni ragionevole dubbio- È LA CONTINUAZIONE –anche fisica- della RESISTENZA ANTIFASCISTA nell’ISOLA. Quella vera. L’unica che abbia avuto un ruolo politico-militare. La rete partigiana di Canepa era radicata in profondità nell’Università di Catania…e contava anche sul gruppo trotskjsta “SICILIA ROSSA”, che uscì dalla clandestinità il PRIMO MAGGIO 1945.

L’EVIS era formato in prevalenza da giovani studenti, artigiani e contadini. E si chiamavano “compagni”.

L’agguato di Murazzu Ruttu, a Randazzo (17 giugno 1945)- si configura come una STRAGE POLITICA di STATO – ordinata forse dagli “azionisti” del CLN ROMANO e realizzata da quella “GLADIO” che prendeva forma nel CAOS dell’immediato DopoGuerra. Fu una covert operation realizzata nella logica della “controrivoluzione preventiva”: le modalità stesse della morte del Comandante Canepa –per dissanguamento all’obitorio; il doppio-triplo depistaggio e perfino l’occultamento dei cadaveri dei nostri tre compagni trucidati: con tanto di “segreto di stato” sulle tombe!. La “democrazia”, in Sicilia, si presentò subito col suo peggior bigliettino da visita!.

Intanto, a damnatio memoriae dei veri PARTIGIANI SICILIANI, continuano, quasi per inerzia: il silenzio assordante delle “Istituzioni” (ma anche dell’A.N.P.I. e di tutto il “partigianesimo” di marca CLN, peraltro omertoso, rituale e complice); la vigliaccheria del “mondo accademico” e la denigrazione che unisce in allegra compagnia l’asineria storiografica “de sinistra” e l’odio viscerale della letteratura “de destra”. Punto.

Da studiosi seri ci pare appena il caso di precisare che:

L’EVIS nasce e muore con Canepa e Rosano e non ebbe mai alcun “rapporto” con BANDE e BANDITI. Semmai ebbero scontri col banditismo. In uno di questi cadde il giovane Francesco Ilardi (sepolto poi al Sacrario di Catania, insieme al Comandante e ai compagni Carmelo Rosano e Giuseppe Lo Giudice, caduti con lui nell’agguato di “Murazzu Ruttu” a Randazzo).

Il Movimento per l’Indipendenza era del tutto ostile verso ipotesi di annessione dell’Isola agli USA (addirittura!). Il fantomatico e folkloristico movimento siciliano per l’annessione agli USA (49° stella) è una delle fesserie pompate per decenni dalla propaganda tricolorata –specie sinistrata- al solo fine di mascariare l’indipendentismo. Vado a memoria: mi venne raccontato, una trentina di anni fa, e l’ho poi anche letto da qualche parte, che ci fu realmente un gruppetto di quattro esaltati della “Sicilia 49° stella USA”… ma vennero buttati fuori a calci in culo da Attilio Castrogiovanni e dal servizio d’ordine del MIS riunito a drammatico Congresso a Taormina dove si erano presentati, peraltro senza alcun invito… Buscarono anche legnate!.

Quanto a Canepa disse e scrisse con chiarezza che l’Indipendenza andava “conquistata”, con o senza l’aiuto degli “Alleati”. Punto.

Quanto agli USA era già stato chiaro e onesto Charles Poletti, capo dell’AMGOT, quando già l’11 agosto 1943 convocò, per richiederne l’aiuto, don Lucio Tasca, grande proprietario terriero, antifascista e “separatista”, uomo colto, autorevole e rispettato, e per niente “reazionario”; e lo nominò de facto Sindaco di Palermo: A CONDIZIONE CHE INTERROMPESSE IMMEDIATAMENTE OGNI ATTIVITA’ INDIPENDENTISTA. E certo non parlava a titolo personale, il capo del governo militare, che riferisce tutto in un report (fonte: Nota di Spoffort, 11/8/1943, da un memo del Ccao (Poletti) – in Nara, Rg 331, box 44, Acc files 10000/100/688).

La città era alla fame e –nel caos di quelle ultime settimane- i saccheggi avevano svuotato i magazzini. In quei giorni che valevano anni, Tasca ci rimise di…tasca sua, per alleviare le sofferenze della popolazione. Venne poi inserito nella lunga “lista nera” della damnatio memoriae e delle mascariate storiografiche. Ne riparleremo, anche pubblicando una edizione critica del suo più denigrato che letto “Elogio del Latifondo”.

Quanto all’Impero britannico –che, ricordiamolo, combatte una sua guerra globale- è alla vigilia della sua “ritirata strategica”, ma non mollerà certo la presa sulle proprie cruciali basi mediterranee: quantomeno da Cipro a Malta a Gibilterra. E alle aspirazioni indipendentiste della più volte “tradita” Isola Contesa, occupata in concorrenza con l’alleato americano, Londra non sacrificherà certo la possibilità di ristabilire una influenza sull’Italia del Dopoguerra. Non c’è spazio per “esperimenti”.

…e la MAFIA?. Ma come si fa a scrivere un libro sulla storia della Sicilia senza dedicarle almeno una riga di insulti?. Come era accaduto in passato (perfino prima delle “guerre puniche”!), anche nella Seconda Guerra Mondiale del Novecento, l’Isola dei Siciliani si ritrovò in uno snodo decisivo dello scontro tra “potenze imperialiste”.

Lo Sbarco in Sicilia del 10 luglio 1943, attuato con l’operazione “Husky” dagli anglo-statunitensi, era stato preparato con cura; pochi sanno che vi parteciparono più mezzi navali che nello sbarco in Normandia del 6 giugno 1944. Noto quanto fisiologico è invece l’impiego di agenti, da parte dei servizi segreti statunitensi, a scopo di “preparazione del terreno” in favore dello sbarco. Tali agenti vennero reclutati anche tra le file della mafia italo-siculo-americana. E perchè no?.

Cosa Nostra, partito etnico dei Siciliani americani, nata dentro l’ondata emigratoria seguita alla repressione dei Fasci dei Lavoratori in Sicilia, si era fatta strada nell’unico modo possibile nel “far west” del darwinismo sociale americano: con l’autorganizzazione regolata da un Codice d’Onore implacabile e… a mitragliate. I Siciliani venivano considerati “negri” e ne vennero anche impiccati in pogrom razziali!. La “Cosa Nostra” nasce come un partito-armato etnico: difensivo e negoziale. E aveva anche conquistato il controllo del “Fronte del Porto”, a New York. I sabotaggi tedeschi fin dentro il porto della Grande Mela e il pragmatismo statunitense fecero il resto.

E’ una Storia da riscrivere, andando oltre l’agiografia modello “Il Padrino” di Puzo, ma anche liberi dalla zavorra propagandistica di certa letteratura dell’antimafia professionista e dalla manipolazione mediatica neocoloniale modello “La Piovra”. E’ una Storia “depistata” anche nell’ ipocrisia di “Trattative” permanenti: ecco, credo di poter situare in questo luogo, la “Trattativa”, con o senza mitragliate e bombe, il grund, il fondamento invisibile della “democrazia reale”. La Mafia SpA vi è stata funzionalizzata come “società di servizi”, e non può “prendere il potere”, anche perché non saprebbe cosa farsene!. Ma questa è già un’altra storia.

Torniamo alla mia amata Gela, luglio del 1943. La preparazione del terreno allo Sbarco consisteva nel tessere legami con i notabili e i capi villaggio (“mafiosi”) presenti in Sicilia. Inutile fare l’elenco, i nomi sono assai noti, da Calogero Vizzini a Genco Russo… personaggi, peraltro, assai diversi: si va dal “vecchio saggio” di paese all’imprenditore moderno, dinamico e spregiudicato.

E i “mafiosi” sarebbero stati utili sia prima che dopo lo Sbarco: prima potevano fornire informazioni sulla dislocazione delle truppe combattenti italiane e tedesche, fare opera di sabotaggio e di infiltrazione nella cruciale Mil-Mart (Milizia Marittima) e altre formazioni paramilitari, costituite da coscritti del posto, cioè siciliani. E, dopo lo Sbarco, questi “uomini d’onore” –non meno di altri antifascisti- avrebbero fatto da puntello, da “consiglieri”, ai governatori militari “alleati” in Sicilia.

Anche i servizi inglesi fecero ricorso a elementi da infiltrare nel tessuto politico-militare italiano presente in Sicilia. Ma non avendo a disposizione elementi che, come Lucky Luciano e affini, avessero interessi materiali nello scalzare il potere in camicia nera, sostennero elementi politicamente motivati nella lotta contro il Fascismo. Tra di essi vi era il professor Canepa, sovversivo poliglotta e geniale, cospiratore durante il Ventennio e a capo di una rete di resistenza di impostazione socialista indipendentista, radicata nel mondo universitario.

L’Intelligence Service inglese aveva già cooptato o sostenuto elementi di estrema sinistra nella sua lotta al Fascismo. In Jugoslavia, per esempio, aveva inviato dei canadesi di origine croata, iscritti al Partito Comunista Canadese, e che si erano offerti volontari per aiutare la lotta di liberazione nazionale di Tito e del suo esercito popolare partigiano. Anche il CIC, il servizio segreto dell’esercito statunitense ebbe parecchi agenti schedati come “di idee pericolosamente sovversive e filocomuniste” (Peter Tompkins, per esempio). Ma questa è storia occultata. Si tratta di un aspetto codificato della “politica di occupazione”, da parte anglo-statunitense, che ancora oggi gode, in altri scenari, di qualche fortuna: è tecnica politica.

Per l’occupazione della Sicilia, e di altre Nazioni, i vertici politico-militari degli Alleati avevano previsto la necessità dell’amministrazione dei territori occupati. Perciò istituirono dei corsi a Charlottesville, negli USA e a Wimbledon nel Regno Unito, che fin dall’inizio della guerra erano destinati ad addestrare gli ufficiali alleati nell’amministrazione dei territori da occupare. E a definire metodi e tecniche. Nulla venne lasciato al caso: produssero anche una ben scritta “Guida sulla Sicilia” diffusa a tutti i soldati.

E il liberal Charles Poletti sapeva già cosa fare: basta leggere i suoi 164 “provvedimenti” emanati in quei lunghissimi “cento giorni” che lo videro governatore della “Region 1” (24/10/1943 – 10/2/1944). Una “produzione legislativa” d’emergenza che, diciamolo chiaramente, fronteggiò il caos e alleviò non poco le inaudite sofferenze dei Siciliani. Charles Poletti è il miglior governatore che la colonia Sicilia abbia avuto dal 1860 a oggi!. E la Mafia?. Avaja!.

Ritorniamo all’Operazione Husky. Sicilia, 10 luglio 1943. Dopo uno sbarco abbastanza rapido e incontrastato, dove le piazzeforti di Augusta e di Siracusa caddero, anzi si “consegnarono al nemico”, come ben documenta Filippo Gaja nel suo discutibile ma utile libro “L’Esercito della Lupara” (in cui si evince il sospetto di un accordo segreto tra la casa reale sabauda e i vertici politico-militare dell’impero britannico) gli anglo-canadesi e gli statunitensi, incontrano una tenace resistenza da parte delle unità tedesche presenti in Sicilia. Ad esempio sul ponte Primosole, tra Lentini e Catania, sul fiume Simeto, i parà inglesi subirono centinaia di perdite a opera dei “diavoli verdi” della Luftwaffe. Oppure a Troina, dove il grosso della US Army venne inchiodata per diversi giorni da piccole unità di soldati tedeschi. Andrebbero inquadrate in questo contesto di una inaspettata resistenza, le motivazioni che spinsero le forze “liberatrici” a compiere atti efferati contro la popolazione civile siciliana?. Crediamo di no.

Le fucilazioni sommarie di civili, come ad Acate, gli stupri di massa, come quelli attuati nel messinese e altrove, i bombardamenti sterministi con migliaia di morti civili, da Catania a Paternò a Ramacca… non hanno una “logica militare”, ma “politico-terroristica”, roba da guerra preventiva: un avvertimento al Duce e al suo Gran Consiglio: con cavie siciliane! Ancor più grave se si considera che i servizi inglesi, lo racconta Churchill in una paginetta sepolta nelle sue imponenti Memorie, erano a conoscenza di un Rapporto segreto dal comando tedesco in Sicilia al Furer in persona, in cui si diceva che i Siciliani odiano i nazifascisti e aspettano gli inglesi chè almeno non gli rubano le galline!. Hitler, con lucidità, propose qualche azione propagandistica per guadagnare la fiducia dei Siciliani, ma senza crederci più di tanto, il Rapporto era onesto e la situazione irrimediabile.

Anche i nazisti commisero stragi, come a Castiglione, e qui si potrebbe addurre la “scusante” della “frustrazione” causata dalla sconfitta che i tedeschi subivano.

Ma perché gli statunitensi organizzarono la strage di innocenti ad Acate? Perché soldati canadesi, a Scordia e dintorni, poterono compiere, impunemente, rapine, omicidi e stupri ai danni dei civili? Non venivano a liberare il popolo siciliano dalla tirannide fascista?.

C’è un rovescio del ricamo nei grandi fatti della Storia, e la guerra mette a nudo ogni cosa. Una fucilazione di civili ad Acate, quanto il rogo di una “strega” nella Sicilia del Cinquecento, può nascondere strategie globali e guerre parallele…Mentre ancora si combatteva in Africa, americani ed inglesi si scontravano, in segreto, per la spartizione futura del petrolio iraniano…e se gli uni, dopo lo Sbarco, puntavano su Palermo, gli altri andavano verso Messina, e quello che fecero nell’Isola in trentotto giorni, alleati e allo stesso tempo concorrenti, non lo fecero manco gli angioini e i guelfi papalini in 18 anni…Perfino la resa tedesca, nel maggio 1945, venne firmata tre volte in pochi giorni: una ai russi, una agli americani, una agli inglesi!.

Si giocavano ormai le sorti dell’Impero britannico, altro che l’impero straccione di Mussolini!. Se vogliamo capire dobbiamo allargare l’orizzonte.

La seconda G.M. –i cui esiti sono già segnati con l’occupazione della Sicilia- si concluderà nell’INFERNO NUCLEARE solo all’inizio di agosto 1945. Hiroshima e Nagasaky: due bombe atomiche, ufficialmente per accelerare la già inevitabile resa giapponese, ma – soprattutto l’inutile seconda- in realtà fu minaccia americana contro il Mondo e giocata nel “negoziato di spartizione” con la Russia.

Prendere appunti: era un “negoziato” che si combatteva tra “alleati concorrenti” –anche tra USA e GB- e non risparmiò certo il decisivo Quadrante mediterraneo e la sua cruciale Sicilia, tanto che la “Questione Siciliana” –(“risolta all’interno”, dopo una feroce campagna repressiva contro gli indipendentisti, col truffaldino “Statuto speciale” del 15 maggio 1946)- non era affatto chiusa sul piano geostrategico, trovando una sua formale ed effimera “sistemazione” solo col Trattato di Parigi (1947), che al suo art.50 imponeva la SMILITARIZZAZIONE dell’Arcipelago siciliano. Come finì lo sappiamo.

La Questione Siciliana –in chiave indipendentista- non aveva comunque trovato un “bilanciamento” nell’equazione geopolitica inter-imperialista del nascente “Nuovo Ordine di Yalta”: una contropartita nel Mediterraneo per la Russia staliniana…vagheggiata forse, senza troppa convinzione, dal delegato di Mosca, Vyšinskij (anche a Palermo il 18/12/1943). È quel Vyšinskij che –da presidente del Tribunale speciale stalinista nel 1938- aveva fatto internare nei GULAG o fucilare fior di comunisti, completando la distruzione controrivoluzionaria di quel che restava del partito bolscevico di Lenin e Trotskj. Quel “partito bolscevico” – poi decapitato e mascariato a 360°- che facendo una Rivoluzione nell’Ottobre 1917 aveva fermato la prima G.M. e riconosciuto per la prima volta nella Storia il Diritto all’Autodeterminazione di tutti i Popoli. Ma questa è un’altra Storia.

***

MALE ASSOLUTO. Il delirio nazionalista del Duce aveva distrutto la “Nazione”, della cui storia costituisce però il secondo “Risorgimento”: altro che “parentesi crociane” e “male assoluto”!. Il Fascismo fu l’autobiografia della “nazione tricolorata” nata sgorbia nel 1860. Né d’altronde si possono raddrizzare le gambe agli italicani!. Quanto al Nazifascismo…non fu il “male assoluto”, ma solo un suo terrificante volto: una maschera del “male assoluto”. La GUERRA è il MALE ASSOLUTO!. E la bomba atomica americana su Nagasaki è la sintesi totale di un MALE ASSOLUTO che incombe sul Mondo del Secolo XXI.

E ora?. L’attuale “ciclo storico europeo” è ancora determinato strutturalmente dagli esiti della seconda Guerra Mondiale. Altro che Novecento, il “Secolo breve”!. In Sicilia più che altrove è un “passato che non passa”. E il lungo e controverso processo di unificazione neoimperialista del “Vecchio Continente” è stato reso possibile dall’implosione russa del “1989” che fece svanire l’Ordine di Yalta permettendo la rapida riunificazione tedesca culminata in appena un decennio nell’adozione della “moneta unica”.

Ma l’UE è ancora un “campo di battaglia” e il suo motore tedesco è tuttora “un gigante economico, ma un nano politico”, per quanto non privo di “proiezioni globali” e di “abili neutralismi”. Mentre, al di là della Brexit e del relativo declino dell’imperialismo USA, questa UE resta del tutto intrappolata nell’Ordine atlantista (NATO). La Sicilia ne costituisce un esempio clamoroso, per quanto incompreso.

Nelle Tempeste del Secolo XXI anche la “Questione Siciliana” tornerà nella Storia dei Vivi. Al momento, “i morti trascinano i vivi”. Onore a Canepa!.

@2019. Mario Di Mauro (saggio introduttivo al libro)