Il cielo è nero sopra Berlino.


L’UE è fallita, direbbe Mitterand!. E’ una accozzaglia di ostaggi del Regime di Washington. E “Londra” non è mai uscita dall’UE, semmai è l’UE che è uscita da “Londra”!.
Ora ci manca solo il riarmo del Quarto Reich: il “nano politico & gigante economico” ritorna in campo con la sua Zeitenwende. Nelle nebbie spareranno anche il fumo dell’esercito europeo: arrivano 5000 sturmtruppen!. Tranquilli, si spareranno tra loro o li useranno per esportare “libertà e democrazia”, come in Irak, Afghanistan, Libia… In attesa di Algeria, Congo, Angola, Mozambico…?.

Il cielo è nero sopra Berlino.
Le opinioni pubbliche n-europee, ben telecomandate, dismesse le mascherine pandemiche, sfilano intanto con l’elmetto in nome della “Pace”!. Per il “passo dell’oca” c’è tempo: li stanno “addestrando”.
La scimmia del Reich veste verde semaforo e sventola bandiera europea.

Il cielo è nero sopra Berlino.
E la Civiltà europea senza la Russia non esiste. Il Regime di Washington lo ha compreso, e chiunque abbia un grammo di cervello collegato agli occhi lo vede chiaramente.

Il cielo è nero sopra Berlino.
Il Secolo dell’imperialismo multipolare e delle sue guerre ibride e weaponizzate è appena cominciato. Nelle sue Nebbie si gioca il Futuro dell’Umanità e del Pianeta. Benvenuti nell’incubo. Amen.

Dal 1982 ci battiamo per una “Sicilia smilitarizzata”!. Ora più che mai si deve insistere, nella serena Verità sulle cose della Vita e del Mondo, liberandoci intanto dallo Spettacolo italieNATO. – Di più non possiamo FARE, ma pensar di meno è da illusi o da vigliacchi!.

Il Nemico è a casa nostra!. E il cielo è nero sopra Berlino.
(E attenti, il “partito nazista 4.0” ha un motore verde: i Gruenen sono la più perniciosa feccia dell’intero quadro politico europeo!. Ma neanche in Olanda le cose vanno meglio, e sorvoliamo sulle colonie della NATO che stanno assediando la Russia…
Resta il fatto che il Quadro politico europeo è un campo di battaglia “unificato”: e va accettato in quanto tale. Quel cielo nero sopra Berlino ci riguarda da vicino: è “politica interna”!).

Il cielo è nero sopra Berlino.
L’Avvenire della Civiltà Europea è nelle nostre mani?. E’ una domanda, meglio una buona domanda, che le attuali pessime risposte. A una Nuova Europa non ci possiamo rinunciare senza combattere, avendo chiaro:
1- che la Civiltà Europea, sintesi di Orrori secolari e di Grandezze senza pari, privata della Russia, non esiste.
2- La Trappola di Tucidide farà il resto: la Cina è tornata nella Storia, ed era ora.
3- Una cultura delle Autonomie -della persona, delle comunità, dei popoli- una cultura autonomista di impianto federalista, solidale e libertario- va dispiegata in tutta la sua potenza concettuale e politica: con ogni mezzo necessario. E le “zavorre concettuali” vanno abbandonate al loro destino, a partire dagli “stati-nazione” ottocenteschi.


Intanto, quel Cielo nero sopra Berlino non promette nulla di buono. Sia chiaro: la società tedesca ha sviluppato anticorpi nelle forme di una coraggiosa identità post-convenzionale. La Germania stessa è un campo di battaglia cruciale per il Destino della Civiltà Europea.

Si apre un decennio decisivo: un anno ne varrà dieci. Il Secolo XXI è già il più cruciale dell’intera avventura umana in questo pianetino perduto nell’infinito Cosmo. O la Civiltà umana compie un “salto quantico”, o sarà Armageddon. E l’Europa ha un debito con questo Mondo: altro che sturmtruppen!. Con “Erasmus 4.0” vinciamo.

Si configurano due weltanschauung, due idee opposte di “Europa-Mondo”: è la faglia profonda di una secolare “guerra civile ideologica” che necessita di chiarezza concettuale e di Armi politiche e mediatiche. Il resto sono chiacchiere. E’ tempo di scatenare una radicale Kulturkampf sul destino della Civiltà Europea. Ora, o mai più. Il Cielo è nero sopra Berlino: e potrebbe anche piovere (di tutto). Lieto di sbagliarmi.

Mario Di Mauro – www.terraeliberazione.net

*Foto: contro gli “euromissili amerikani”: La “BATTAGLIA di COMISO”- Archivio TerraeLiberAzione/ 1982-1984.

IL QUARTO REICH
(Editoriale di TerraeLiberAzione – Gennaio 1990)
Il 1986 vide svilupparsi, nell’intellighentja tedesca, un vivace e premonitore “dibattito storico” sul periodo nazista e sull’identità nazionale tedesca.

La tesi di fondo attorno o contro la quale si delinearono dei “fronti” distinti, è quella formulata da Ernst Nolte, in un breve saggio in­titolato “Il passato che non vuole passare”, uscito sulla “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, il 6 giugno di quell’anno.

Il confronto tra intellettuali – ospitato sulla grande stampa – va ben al di là dell’analisi storiografica e della stessa riflessione sull’identità tedesca dopo Auschwitz, per investire gli attualissimi nodi politici che l’imperialismo tedesco si trova ad affrontare.

Nolte propone di “interpretare” la politica nazista, attuata col metodo asiatico del pogrom e dello sterminio razziale, come risposta, reazione difensiva e preventiva, allo sterminismo classista asiatico, incarnato dallo stalinismo trionfante.

“L’Arcipelago Gulag precedette Auschwitz… Lo sterminio di clas­se dei bolscevichi è il prius logico e fattuale dello sterminio di razza dei nazionalsocialisti…”. I nazisti – sostiene dunque Nolte – vivevano l’incubo dello stalinismo, per liberarsi del quale adottarono i suoi metodi contro altri nemici. Insomma, un esorcismo!

Gli oppositori, tra cui Jurgen Habermas, hanno gioco facile nello smontare le capriole intellettuali di Nolte. Tanto più che il Terzo Reich ebbe relazioni più che amichevoli con la Russia di Stalin, fin quando questo gli fu possibile.

Ma sulla demolizione della tesi di Nolte alcuni di essi vi costruiscono altri castelli di cartapesta: la catastro­fe della storia tedesca, costituita dal nazismo, offrirebbe alla Germania la possibilità di pensare se stessa al di là dell’identità nazionale.

Essi sostengono la necessità di giudicare i crimini nazisti attraverso l’Etica, piuttosto che attraverso l’analisi storica. A loro avviso, l’identità tedesca non è nella Storia, ma nella Costituzione dello Stato. Ma lo stesso Nolte, in sede di replica, sostiene che è proprio l’analisi storico-comparativa da lui proposta a svolgere una funzione etica e di positiva liberazione da un “passato che non vuole passare”…

Il dibattito del 1986 si sviluppò sostanzialmente intorno all’ipotesi relativista rispetto all’Olocausto, ma la posta in gioco era un’altra, e ben espressa, senza capriole, dallo stesso Nolte, nel suo primo intervento: “Oggi tutti hanno sentimenti pacifisti; ma non riescono a guardare con tranquillo distacco al bellicismo dei nazional­socialisti, perchè sanno che le due superpotenze investono ogni anno in armamenti molto più di quanto Hitler spese dal 1933 al 1939. Permane dunque una profonda insicurezza, che spinge a cercare il nemico in un passato inequivocabile piuttosto che nel confuso presente. (…) L’aspirazione hitleriana al ‘dominio del mondo appare tanto più mostruosa quanto più risulta evidente che la Repubblica federale tedesca, in politica internazionale, può svolgere tutt’al più il ruolo di uno Stato di media grandezza. Stato a cui, nondimeno, non si dà una ‘patente di innocuità’: sussistendo in molti il timore che esso possa diventare, se non la causa, il punto di partenza di una Terza guerra mondiale”.

Nolte, più dei suoi interlocutori, sa bene che il passato può anche non passare, ma non può certo tornare, almeno tale e quale.

Questa politica internazionale e questa patente di innocuità era­no e restano la vera posta in palio nel dibattito premonitore apertosi nell’Ottantasei sulla grande stampa dell’imperialismo tedesco.

Secondo lo storico tedesco Hagen Schulze, la grande costante della storia tedesca è la sua posizione centrale in Europa e l’equilibrio europeo necessita di un centro debole. Il destino della Germania è dunque la geografia. Una geografia che comincia a stare stretta alla virtualmente terza potenza imperialista del Pianeta. E cosiccome sulla storiografia, anche sulla geo-politica (il “pericolo giallo” asiatico, come giustificazione; l’Europa del ’92, come contesto di realizzazione; la Nuova Russia, come interlocutore privilegiato) gli intellettuali organici tedeschi affinano le armi per la prossima battaglia, la cui unica posta è il Quarto Reich.
GENNAIO 1990. Mario Di Mauro.