Le Parole e le Cose. Una Lezione dalla Corsica
Dal libro: “LA MIA CORSICA-Memorie di un Combattente per la Libertà di u Populu Corsu” di Petru Poggioli (Edizioni TerraeLiberAzione).


La parola “nazionalismo” è sicuramente responsabile di molte ambiguità, ne abbiamo coscienza, può sembrare sospetta, data la connotazione reazionaria nella storia del XX secolo e sino ad oggi.
Questo è il motivo per cui sarebbe meglio parlare di movimento nazionale o patriottico corso.
Ma in Corsica, il nazionalismo non può essere imperialista. Si rivendica semplicemente per i Corsi il diritto di decidere da se stessi il loro destino rispettando quello degli altri popoli.
Non può essere identificato con l’ideologia mostruosa che ha portato in particolare la seconda Guerra Mondiale.

La colorazione che ha avuto in passato lo hanno reso uno dei termini più controversi del vocabolario politico. Si è macchiato, dopo le varie ondate di strutture nazionali che si sono succedute dal XIII secolo alla decolonizzazione afro-asiatica, di motivazioni dottrinali così diverse che è difficile concepirle come una “ideologia” in sé.

Guastata dagli avatar mostruosi nati in Germania e Italia negli anni Trenta, ora è fortemente connotato dall’ascesa dell’estrema a destra in Francia e l’ondata di espressioni xenofobe e razziste in molte parti del Mondo, e purtroppo anche in Corsica.

Questo genera molto pressapochismo e confusione. Nei media, nella penna di molti intellettuali, il nostro nazionalismo è ridotto alla dimensione reazionaria, rivolto al passato e autoritario da estrema destra. Si presenta come l’antitesi della democrazia.
Questa lettura univoca a noi sembra ricavata sia dalla disonestà intellettuale o di confusionismo a tutto tondo generato dalla attuale perdita di riferimenti ideologici e politici.

Da parte nostra, pensiamo che nel momento in cui viene messo in atto un Ordine mondiale livellatore di differenze e vettore di etnocidio, la sfida della democrazia risponde al contrario alla considerazione delle questioni nazionali e identitarie, oscurate sia nei paesi dell’est che nell’occidente liberale e emergenti in tutto il Mondo di oggi.

Non si può, in nome di un universalismo disincantato condannare il risveglio delle nazionalità. Una tale concezione si opporrebbe al diritto dei popoli di disporre di sé stessi, e non mancherebbe di gettare questi nazionalisti in inquietanti fughe in avanti e tensioni che allora effettivamente comprometterebbero la Democrazia.

Da parte loro, i nazionalisti corsi devono rifiutare questa visione riduttiva della loro lotta patriottica, che l’assimila a forme perverse e scandalose che sono categoricamente da rigettare.
Ci sono due tipi di nazionalismo, che non possono essere messi sullo stesso piano.
Uno che sta emergendo in seno alle Nazioni Unite, sovrano, non può essere messo sullo stesso piano di quello delle nazioni senza Stato come la Corsica.
Quello che è legato ad atteggiamenti sociali “conservatori” non può essere identificato in un nazionalismo nato dalla rivolta contro un potere dominante, che è partecipe di una dinamica progressista. Ciò significherebbe mettere sullo stesso piano carnefici e vittime, governanti e governati, e di negare loro la legittimità delle loro aspirazioni.

La storia, però, ci invita ad una estrema cautela. Abbiamo visto i colonizzatori diventare colonizzati, certi nazionalisti rivoluzionari, una volta al potere, trasformarsi in regimi totalitari, difensori della l’idea nazionale mutare a volte in nomenclatura attaccata alla sola difesa dei loro interessi particolari.

Questo è il motivo per cui i nazionalisti corsi devono chiaramente prendere le distanze da certe pratiche che hanno portato in tutto il mondo derive, e sottolineare che il pluralismo e un’opzione centrale di una aspirazione ad una Corsica democratica, che deve essere fondamentale per il nostro nazionalismo.

Al tempo della crisi delle ideologie, questa forma di nazionalismo, a noi sembra per la Corsica l’unica via, la sola che fa sperare, di fronte alla situazione coloniale ancora di fatto per il popolo corso, le contraddizioni dei partiti tradizionali, il fallimento del “socialismo reale” e la falsa soluzione della social-democrazia che si limita a convertire l’attuale sistema senza riformarlo in profondità.

L’insularità, che ha tenuto la Corsica, nonostante tutto, ai margini del livellamento verso il basso, le dimensioni di micro-società, il suo ritardo anche rispetto al mondo post-industriale, può permetterci oggi di evitare errori commessi altrove, e saltare una tappa, per costruire risorse ed avere successo in modi impossibili da seguire attraverso modelli continentali.

A condizione di essere uniti, aperti, attenti a non impantanarci, e di avere la fantasia per nuovi schemi politici, economici e culturali, il Movimento Nazionale Corso raccogliendo attorno a sé il popolo corso, può mettere l’isola sui binari della storia. E la vittoria del 13 dicembre 2015 apre ormai delle reali e belle prospettive.
Ma per questo la dimensione etnica, giunta alle opzioni pluralistiche e democratiche, deve essere basilare nella visione del nazionalismo.
Senza mai dimenticare gli anni ’70 che hanno visto la nascita e l’ascesa del movimento nazionalista corso, la speranza sta nella capacità del movimento popolare di costruire domani una società veritiera, priva di tutte le maschere di sorta.
Si deve quindi garantire di essere sempre d’accordo con questa visione del futuro.

Per lungo tempo i nazionalisti si sono imposti come barriera insormontabile contro i clan, ponendosi al servizio degli interessi dei Corsi.
Oggi bisogna riconoscere, gli errori commessi negli ultimi anni (anni 90) quando alcuni corsi vengono presi dal rimpianto di alcuni valori, così criticati, in apparenza portati dai clan: convivialità, aiuto reciproco, il rispetto degli altri, la solidarietà. Alcuni addirittura hanno affermato semplicisticamente “meglio i clan che le bande”.

I nazionalisti corsi devono essere consapevoli di questo sentimento e agire in modo che gli errori e le colpe del passato non si ripetano. Altrimenti in ultima analisi, l’idea nazionale non sarà un punto di riferimento positivo e faro di speranza per il popolo e la sua gioventù.

Bisogna far porre loro la domanda del perché questo si è potuto produrre, e tornare ai principi che hanno guidato il loro approccio dall’inizio, sottolineando i doveri che la lotta impone nei confronti degli altri.
Devono smettere di credere a tutti coloro, anche numerosi, – detrattori che per molti anni, rifiutando di vedere, hanno addirittura combattuto il nazionalismo Corso e le sue lotte – ma si sono adesso “ricreduti” opportunisticamente, poichè negli ultimi tempi il nazionalismo è cresciuto e risulta capace di sostituirsi al potere centrale. Dovrebbero preoccuparsi!

Anche se ognuno è libero delle proprie idee, per capire perché oggi numerosi di uomini d’affari, molti imbroglioni si precipitano a proclamarsi Nazionalisti.

Dobbiamo mobilitare, riconoscerli, rimettere l’etica individuale e collettiva al giusto posto nella politica.
Questo non significa fare il moralismo banale, ma al contrario, porre più forza per richiamare l’aspirazione di una società che non ha nulla a che fare con i clan o con le bande.

  1. Petru Poggioli