“Dal 1954 al 1993, un quarantennio, sono stati estratti in Sicilia 450 milioni di barili di petrolio (e 15 miliardi di metri cubi di gas). Ci riferiamo solo al petrolio estratto e lavorato in Sicilia, e regolarmente registrato” (Terra e LiberAzione, Inverno 1994). (…) Non è calcolabile il contrabbando d’alto bordo, attraverso la corruzione o le manomissioni dei contatori dei gasdotti o dei porti…di cui ci parlarono nostri amici libici nel 2004 e di cui si è occupata anche… la stampa algerina, che seguiamo con attenzione.
E non stiamo parlando in generale della trasformazione del petrolio in benzine o plastiche ecc. -che comprende, in larga misura, materia prima acquistata sul mercato mondiale e sulla quale, neutralizzato lo Statuto “speciale” –che esclude le “imposte di produzione” (art.36) ma non la possibilità impositiva regionale sulle imprese operanti nell’Isola ma con sede centrale situata altrove (art.37)- ci si potrebbe scrivere una Tragedia greca: con un documentato Olocausto di devastazioni ambientali e umane.

Quanto ai carburanti – da una dozzina di anni- la tassazione si applica alla pompa, al rifornimento; non al centro di produzione: ovunque esso sia. I governicchi regionali si risparmiassero spot vittimistici: certo, peggio di Crocetta non ci sarà più nessuno!. E’ impossibile. Ma guardiamo avanti!.

Le multinazionali colonialiste, specie italiane (ENI, ERG, SARAS…), hanno comunque “evaso” in Sicilia, in oltre mezzosecolo, l’equivalente di almeno 100 MILIARDI DI EURO attuali: tasse ordinarie, normali, perfino l’ICI-IMU off shore in acque territoriali siciliane (fino a 12 miglia marine). Fiscalità -peraltro sostenibilissima visti i profitti miliardari- dovuta al Popolo siciliano, più che a questa Regione di ascari e cazzicunfusi!. Tasse invece versate perfino alla Regione Lombardia, nella migliore delle ipotesi, o “eluse” del tutto in paradisi fiscali e fondi neri per tangenti colossali: l’ENI, con Finmeccanica, è il cuore di tenebra dell’imperialismo straccione italiano. Sia in Italia che nel Mondo.

Lo sanno bene i nostri fratelli nigeriani del M.E.N.D. (Movimento per l’Emancipazione del Delta del Niger). La premiata ditta dei VelENI gode di impunità assoluta: ma sta andando a sbattere nel caos trivellifero del Mediterraneo Orientale, risultato “turco” del vile GolpeGuerra che ha distrutto per sempre la Nazione libica: un Paese che nasce e muore col suo Profeta: Muammar Gheddafi. Al momento non c’è niente da fare: altro che “Casta”!. Al confronto il “politico ladro” è un topo d’appartamento. ”Roma” è capitale di uno stato allo sbando. Intanto, Noi Siciliani, non solo paghiamo la bolletta elettrica coloniale più alta d’Europa, ma sarebbe perfino colpa nostra!.

Mario Di Mauro – TerraeLiberAzione

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